Vivere senza il sole – Storia di Giulia

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Pubblichiamo la storia di Giulia (nome di fantasia). La sua storia mette in risalto gli enormi danni prodotti dal modello organicista, che considera la sofferenza psichica come prodotto di fantomatici squilibri chimici.

Non di rado alle persone che  soffrono di disagio emotivo  viene  detto che soffrono di squilibri chimici; ad esempio che avrebbero  “poca serotonina” , “troppa” o “troppo poca dopamina”.

In realtà nessuno squilibrio chimico è mai stato scientificamente dimostrato.

La storia di Giulia fa emergere la scarsa conoscenza di molti medici e psichiatri, spesso di orientamento organicista, riguardo i sintomi da sospensione degli psicofarmaci e la loro inadeguatezza nella  gestione di questo processo così delicato.

Denuncia anche,  la mancanza di un reale “consenso informato” che evidenzi i potenziali effetti collaterali degli psicofarmaci, che consentirebbe alla persona di scegliere o meno il trattamento farmacologico, in base ad un chiaro rapporto tra benefici e rischi.  

Vivere senza il sole – Storia di Giulia

Fino a 26 anni ho avuto una vita assolutamente normale. Durante gli ultimi anni di università, nonostante la passione per lo studio, ero molto stressata e ho trascurato parecchio il mio benessere fisico e mentale.

Ho iniziato ad avere dolori addominali ricorrenti. Ho fatto tutti gli esami del caso ma non è emerso nulla di significativo. Ho stretto i denti e continuato con la mia vita ma, durante la scrittura della tesi, ho iniziato ad essere veramente triste perché stavo male quasi tutti i giorni.

Scrivo “triste” e non “depressa” perché i miei sentimenti in quei giorni erano del tutto “umani”. Piangevo parecchio, stavo molte ore a letto e avevo spesso brutti pensieri, ma ogni tanto riuscivo ad uscire con gli amici, mi piaceva passare il tempo con le persone care, ridevo alle battute e sentivo il calore di un abbraccio.

Ho cambiato medico di base e in una visita ho spiegato la mia condizione. Certo, ero a terra, ma ero così piena di dolori… chiunque al mio posto non sarebbe stato allegro.

Il medico mi ha detto che c’era poca serotonina nel mio cervello. Mi ha prescritto la molecola escitalopram (Cipralex o Entact). Non ha menzionato alcun effetto collaterale. Nulla. Ha detto di iniziare a prenderla gradatamente. Non avevo mai preso uno psicofarmaco in vita mia, tanto più avevo mai sentito che fosse utile nel caso di gonfiore e dolori addominali. Mi sono fidata e ho iniziato.

In un paio di mesi i dolori erano calati (avevo anche finito il mio percorso universitario, magari sarebbero passati lo stesso, non lo saprò mai), avrei dovuto essere felice ma non mi importava più di niente, ero anestetizzata fisicamente e mentalmente.

Non è stata una realizzazione immediata, pensavo di stare “bene”.

Ho iniziato a non provare affetto, non avevo nessun pensiero “estremo” né di gioia né di disperazione, non mi preoccupavo di nulla, futuro, relazioni, ambizioni, relazioni intime. Nulla.
Rapidamente ho preso 8 kg nonostante andassi in palestra e mangiassi sempre le stesse cose. Non mi era mai successo.

Il dottore non mi ha mai suggerito di sospendere il farmaco anzi mi ha detto che molte persone lo prendono per tutta la vita. Sono rimasta basita, ma avevo paura di stare di nuovo male per cui ho continuato.
Dopo circa tre anni, mi è capitato di assistere in prima persona ad un evento molto triste. Avrei voluto piangere. Sentivo di voler piangere, ma non ci riuscivo.

Lì ho capito che non ero più io. Lì ho realizzato che non avevo mai versato una sola lacrima in tre anni. Mi si è gelato il sangue. Cos’ero diventata?? Ho telefonato al dottore che non era molto contento della mia richiesta di smettere, come se sapesse che sarei tornata sui miei passi.

Ho seguito le sue indicazioni e in meno di un mese arrivai all’ultima dose. Non stavo per niente bene durante lo scalaggio, ero irrequieta e irascibile. Nulla in confronto alla tempesta che stava per arrivare.

Dopo tre settimane è arrivata un’ansia devastante, la pelle bruciava come se fosse immersa in un acido, l’appetito era completamente sparito, il sonno era sparito, le mie gambe non volevano stare ferme, dentro di me sentivo di impazzire, non riuscivo a stare in nessun posto, non riuscivo a sopportare di esistere, la vista era offuscata. È successo tutto così velocemente, sono rimasta sotto shock.

Dopo un giorno ho dovuto prendere ferie dal lavoro. Non sapevo neanche cosa mi stesse succedendo. Sono andata a casa dei miei genitori e lì sono rimasta a contorcermi nel letto o nella vasca da bagno cercando refrigerio dai bruciori.

Non mangiavo, a malapena bevevo. Non riuscivo a calmarmi, ogni minuto, ogni secondo non riuscivo a stare nella mia pelle, il mondo era opprimente. Per sfinimento mi addormentavo un paio d’ore poco prima dell’alba e mi svegliavo urlando.

Ero profondamente depressa, avrei voluto lasciarmi morire. Era la prima volta nella mia vita che sperimentavo quel livello del mal di vivere, la “depressione”. Ho contemplato per la prima volta il suicidio.

Ovviamente i miei genitori si sono allarmati, non sapevano spiegarsi non sapevano neanche che medico chiamare.

Sono andata avanti così almeno tre settimane, ho avuto la forza di cercare su Google i miei sintomi, ormai allo stremo. “Pelle che brucia” mi ha fatto trovare un forum (Survivingantidepressant.org).

Avevo iniziato a sospettare che potesse essere una reazione dovuta alla dismissione del farmaco. Dai moderatori del forum i miei sintomi sono stati completamente validati e mi è stato da loro consigliato di riprendere una dose minima.

Ho telefonato al dottore (al tempo ancora avevo fiducia) mi ha detto che i miei sintomi erano sempre dovuti alla poca serotonina ha detto di riprendere la dose massima a tempo indefinito. Di chi dovevo fidarmi? Di un laureato in medicina o di un forum online? Ho cercato alla fine una via di mezzo tra i due.

Dopo altre due settimane di agonia (ma leggermente più sopportabili) ho iniziato a stare meglio. Dalle prime dosi i sintomi più estremi sparirono (la pelle che brucia e le gambe che si muovono senza sosta) poi tutti gli altri.

Sono rimasta traumatizzata e amareggiata. Ero dipendente. Ho sperimentato la sindrome d’astinenza.

Sul forum mi hanno consigliato uno scalaggio molto più lento, il 10% della dose. Ho cercato di seguire le indicazioni, ma non sempre alla lettera e me ne pento. Non ho più parlato di questo argomento col dottore. Ho una formazione scientifica e mi fidavo ciecamente della medicina ufficiale, ma mai prima del farmaco mi ero sentita così, neanche lontanamente, non potevo accettare.

Passano cinque anni tra alti e bassi. Cerco di calare sempre la dose e i sintomi ritornano, non così invalidanti, stringo i denti e vado avanti. In alcuni lunghi periodi ho dovuto sospendere lo scalaggio perché non potevo permettermi di stare male, non potevo permettermi di non lavorare.

Finalmente, a dosi molto basse, pian piano i sentimenti riaffioravano, l’affetto, la libido, l’ambizione, la dedizione, le mie capacità mentali e ovviamente anche i pensieri tristi. Mi sento umana.
La mia relazione sentimentale finisce comunque, distrutta da tutta questi anni di apatia, senza una lacrima da parte mia.

Avrei potuto forse restare ad una dose minima a tempo indefinito, ma non c’è nessuna garanzia che le cose rimangano stabili “per sempre”.

Nel marzo 2020 ho fatto il salto a zero. Essendoci la pandemia, essendo io in quel momento senza lavoro, ero preparata a stare male. Di nuovo, neanche dopo un mese ho iniziato a stare male … ma ho pianto. Una canzone triste mi ha fatto piangere. La mia situazione mi ha fatto piangere.

Ho stretto i denti. Ho sopportato di nuovo l’ansia, l’insonnia, la depressione ma ero un essere umano con tristezza, rabbia ma anche momenti di passione, felicità. Ho perso 3 kg in poco tempo senza cambiare nulla. Non ho più ripreso alcun psicofarmaco.

Purtroppo non c’è un lieto fine poiché il periodo in cui stavo “meglio” è presto finito e al momento mi ritrovo ormai da mesi di nuovo apatica, ansiosa, depressa, senza libido. Il cibo non ha sapore.

La cosa peggiore è che non ho più accesso alle emozioni positive, cerco di richiamarle ma non c’è nulla in me. È orribile. Se vengo abbracciata non sento nulla, se accarezzo un gatto non sento nulla, sento la mia canzone preferita e non provo nulla.

E non “a volte”, “a giornate” ma sempre, costantemente, senza via d’uscita. Posso solo piangere, fissare il vuoto, fingere con le altre persone, cercare di andare avanti con la mia vita.

Ogni minuto, ogni ora e giorno pesa come un macigno vivendo in questo stato. Sono una scatola vuota, galleggia in limbo grigio. Mi guardo allo specchio e vedo il mio volto sempre uguale, sempre spento.

Non lo so se c’è ancora speranza per me, potrei stare così ancora mesi o anni. Il mio cervello è stato alterato dal farmaco per quasi un decennio, forse cerca ancora di riadattarsi a funzionare senza farmaci o forse è danneggiato irreparabilmente.

Prendere gli psicofarmaci è un salto nel vuoto. Alcune persone ne traggono beneficio. Altre si ritrovano completamente devastate.
Avrei voluto essere informata degli effetti collaterali che possono diventare permanenti, dell’inferno che può scatenarsi alla sospensione.

Probabilmente il mio medico non è stato mai istruito in questo campo.
Ora, se continuo a vivere lo faccio principalmente per non dare dolore ai miei familiari. Ho ancora un lumicino di speranza ma non so quanto a lungo durerà.

ATTENZIONE: Gli effetti collaterali estremi descritti nell’articolo non si manifestano nella maggioranza dei casi, tuttavia sono descritti dalla letteratura come possibili conseguenze derivanti dall’assunzione degli psicofarmaci.
La sospensione degli psicofarmaci può dar luogo a importanti effetti psicologici e fisici anche pericolosi e a volte possono mettere a rischio la vita.
La sospensione degli psicofarmaci deve perciò avvenire sotto controllo medico esperto, lentamente e gradualmente e con una buona psicoterapia di accompagnamento.

Articoli utili

1) Antidepressivi: sono davvero utili e privi di effetti collaterali?
Antidepressivi: sono davvero utili e privi di effetti collaterali? – Mad in Italy (mad-in-italy.com)
2) Peter Breggin. La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie. 2018 Giovanni Fioriti Editore
La sospensione degli psicofarmaci, un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie – Mad in Italy (mad-in-italy.com)
3) Teoria degli squilibri chimici del cervello, cronicizzazione dei disturbi mentali e recovery
Teoria degli squilibri chimici del cervello, cronicizzazione dei disturbi mentali e recovery – Mad in Italy (mad-in-italy.com)
4) Psicofarmaci ed effetti collaterali – Acatisia
acatisia Archives – Mad in Italy (mad-in-italy.com)
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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".