Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché – Presentazione del libro di Laura Guerra

0
311
Laura Guerra

 

Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché – Presentazione del libro di Laura Guerra

Mad in Italy ringrazia la Dr.ssa Anna Maria Conoci per l’intervista.

Durante l’intervista, la Dr.ssa Laura Guerra ha presentato il libro Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché, delineando vari aspetti del trattamento farmacologico, le modalità di interruzione e le alternative possibili per affrontare la sofferenza psichica.

Il libro non si limita alla farmacologia, ma si arricchisce dei contributi di due eminenti professionisti. Il dr. Marcello Maviglia, psichiatra e professore all’Università del New Mexico ad Albuquerque, introduce il modello di Recovery. Questo modello affronta il disagio psichico attraverso l’impiego di “Peer Specialists” o “Esperti per esperienza”, offrendo un approccio innovativo e umanizzato alla cura del disagio psichico.

Inoltre, la Dr.ssa Miriam Gandolfi, una rinomata psicoterapeuta sistemico-confessionista, fornisce una panoramica dettagliata delle origini della sofferenza psichica e delle strategie per superarla. Questi preziosi contributi di Marcello Maviglia e Miriam Gandolfi saranno ulteriormente esplorati nelle prossime conferenze di Mad in Italy, offrendo una visione più ampia e completa del tema.

Riassunto della presentazione

Nella presentazione, la Dr.ssa Guerra spiega che gli psicofarmaci non agiscono sulle cause alla base della sofferenza psichica, che sono radicate in fattori relazionali, culturali e sociali, ma si limitano a intervenire sui sintomi.

Contrariamente a quanto affermato da molti psichiatri che seguono il modello bio-medico o organicista (noto anche come modello “riduzionista”, in quanto riconduce le manifestazioni della sofferenza psichica a cause organiche), l’azione degli psicofarmaci non è volta a ripristinare un presunto equilibrio chimico alterato del cervello. In realtà, gli psicofarmaci agiscono come sostanze psicoattive, esercitando un effetto essenzialmente sedativo sul sistema nervoso centrale.

Un esempio del funzionamento degli psicofarmaci può essere fornito dall’alcol nel contesto dell’ansia sociale: se una persona ha difficoltà a socializzare o a gestire determinate situazioni, sotto l’effetto dell’alcol il suo stato di ansia si riduce e può trovare il coraggio di affrontare determinate situazioni. Questo non implica che il cervello di chi soffre di ansia sociale abbia una carenza di alcol, ma che l’alcol esercita un effetto psicoattivo, attenuando l’ansia e aumentando la disinibizione.

Allo stesso modo, ogni psicofarmaco esercita effetti simili: ad esempio, gli antidepressivi non agiscono ripristinando uno squilibrio chimico della serotonina, come molte persone si sentono dire dallo psichiatra, ma creano un distacco o un ottundimento emotivo che attenua la percezione delle cause relazionali o ambientali che generano la sofferenza e fanno sentire le persone depresse.

Gli antidepressivi agiscono anche innalzando artificialmente il tono dell’umore, a volte fino a indurre stati di ipomania e mania che, se non riconosciuti come effetti collaterali del farmaco, possono portare alla diagnosi di “disturbo bipolare”, con la conseguente introduzione di nuove classi di psicofarmaci, aggravando così il carico farmacologico.

Analogamente agli antidepressivi, anche gli antipsicotici non agiscono sulle basi della psicosi, ma creano una sorta di “lobotomia chimica” per cui la reattività globale dell’individuo, cognitiva e psicomotoria viene largamente ridotta. In questo modo non si avvertono più le sollecitazioni ambientali e relazionali che creano la sofferenza psichica. Contemporaneamente, si attenua lo stato di agitazione psico-motoria e questo, in alcuni casi, può essere utile per ritrovare la calma e rimettere ordine ai pensieri.

Ma il problema fondamentale consiste nella durata del trattamento, che dovrebbe essere limitato al controllo del momento di acuzie, e che poi dovrebbe essere sospeso in sicurezza, in modo lento e graduale, con una psicoterapia di qualità per affrontare i problemi che avevano portato all’uso degli psicofarmaci.

Trattamenti farmacologici a lunga durata, infatti, cronicizzano i sintomi della sofferenza psichica e danno molti effetti collaterali, a volte molto invalidanti, che abbassano la qualità della vita, oltre alla sua durata.

Un ostacolo all’uso a breve termine degli psicofarmaci, mirato al controllo degli stati acuti della sofferenza psichica, è il fatto che ancora mancano centri per la sospensione sicura degli psicofarmaci e psichiatri preparati per seguire le persone durante questo delicato processo. Non pochi operatori sanitari, infatti, tolgono gli psicofarmaci troppo velocemente, esponendo le persone a pericolose crisi di astinenza.

La crisi di astinenza è causata dal fatto che lo psicofarmaco non solo non ripristina un equilibrio chimico, ma crea esso stesso uno squilibrio chimico dando origine ai fenomeni di tolleranza e assuefazione. Quindi, dopo un certo periodo di tempo il farmaco perde di efficacia e non può essere sospeso di colpo, perché altrimenti si va incontro alla crisi di astinenza.

Le crisi di astinenza vengono spesso erroneamente diagnosticate come una “ricaduta” nel disturbo iniziale che aveva indotto l’uso dello psicofarmaco o a un peggioramento dello stato psichico. Per evitarle è necessario scalare il farmaco molto lentamente e gradualmente.

Nel libro vengono presentati diversi metodi per la sospensione sicura degli psicofarmaci e date molte informazioni utili, come ad es. quanto ridurre il farmaco e ogni quanto farlo, la preparazione delle aliquote di farmaco da assumere in base alla formulazione del farmaco, l’ordine dei farmaci da sospendere in caso di multiterapia, la gestione di eventuali sintomi di astinenza, l’uso o meno di integratori che possono essere usati durante il processo di sospensione e molto altro ancora.

Quando si sospendono gli psicofarmaci può essere molto utile la compilazione di un diario su cui riportare tempi e modi di riduzione del farmaco e l’insorgenza di eventuali sintomi. Il diario consente ad es. di distinguere se si tratta di sintomi di astinenza da scalaggio troppo rapido o inadeguato, reazioni avverse al farmaco o crisi di astinenza interdose.

Sia nel libro che durante l’intervista, viene dato particolare rilievo alle diagnosi di ADHD, Disturbo Dirompente del Comportamento, Disturbo Oppositivo-Provocatorio che vengono sempre più spesso attribuite a bambini e adolescenti. Nonostante queste diagnosi vengano presentate come disturbi di origine organica ed ereditarie, la realtà è che le supposte cause biologiche non sono state accertate. Infatti, quando si discute di ADHD e delle altre diagnosi menzionate, si fa riferimento esclusivamente a comportamenti, non ad alterazioni del neuro sviluppo o a “neuro divergenze”.

La prova che questi non sono disturbi di origine organica è data dalla totale e completa assenza di esami clinici e di laboratorio che possano confermare le diagnosi. Per esempio, nel caso del ADHD, la diagnosi viene confermata solamente attraverso la somministrazione di test comportamentali ai genitori e agli insegnanti.

Sfortunatamente, la diagnosi rischia di cristallizzare il bambino in una dimensione patologica, impedendo di indagare le vere cause dei suoi comportamenti e, di conseguenza, di ricercare strategie efficaci per superare il suo disagio.

Purtroppo, le case farmaceutiche e le neuropsichiatrie infantili hanno sostenuto la natura organica delle diagnosi di ADHD, Disturbo Oppositivo e Provocatorio e dei vari disturbi del comportamento in quanto questo giustificherebbe l’uso di psicofarmaci.

Inizialmente, l’uso di psicofarmaci può dare l’impressione di un miglioramento del comportamento del bambino. Tuttavia, a lungo termine, può causare più danni che benefici. Col passare del tempo, infatti, possono manifestarsi effetti collaterali che di solito verranno soppressi attraverso l’uso di altri psicofarmaci, portando alla somministrazione di veri e propri “cocktail farmacologici” che avviano il bambino alla “carriera psichiatrica”. Tutto questo  sottolinea l’importanza di un approccio più olistico e attento alla salute mentale.

Bibliografia

Marcello Maviglia, Laura Guerra, Miriam Gandolfi. Sospendere gli psicofarmaci: come e perché – Costruire un percorso personalizzato ed efficace. Editore La fabbrica dei segni, marzo 2024

Sospendere gli psicofarmaci: come e perché – Costruire un percorso personalizzato ed efficace – Mad in Italy (mad-in-italy.com)

SHARE
Previous articleL’uso di antidepressivi SSRI può indurre o peggiorare l’abuso di alcol in alcuni pazienti
Next articleVitaliano Trevisan: verità psichiatriche nel labirinto delle parole
Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Ha inoltre tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici". Recentemente, insieme a Marcello Maviglia e Miriam Gandolfi, ha pubblicato il libro "Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché. Costruire un percorso personalizzato ed efficace.