E’ una tortura come avere un cancro invisibile

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Con la nostra informazione di Mad in Italy, sottolineiamo spesso che le manifestazioni di una sofferenza psichica andrebbero risolte dal punto di vista psicologico e sociale, con una buona psicoterapia e che gli psicofarmaci andrebbero usati, se non evitabili, per un breve periodo di tempo e poi sospesi in sicurezza in modo lento e graduale. Altrettanta attenzione andrebbe posta ai determinanti sociali della salute mentale.

Da molte testimonianze che riceviamo risulta che, spesso, la presa in carico si limiti a interventi farmacologici, allo scopo di sopprimere i sintomi.

Molto spesso succede anche, come spiega Breggin nel libro La sospensione degli psicofarmaci che gli effetti collaterali degli psicofarmaci non siano riconosciuti come tali e siano scambiati per un peggioramento dello stato psichico della persona e quindi trattati con nuovi psicofarmaci, con la conseguente cronicizzazione dei sintomi e la comparsa di nuovi disturbi.

Pubblichiamo la testimonianza di Alessio (nome di fantasia) che racconta come, in seguito ad attacchi di ansia e di panico, sia passato da uno psichiatra all’altro, da uno psicofarmaco all’altro, vedendosi negata la legittima richiesta di sostegno per la sospensione, in sicurezza, degli psicofarmaci.

Storia di Alesso

Tutto ebbe inizio a fine gennaio di quest’anno quando, mentre mi trovavo a lavoro, ebbi un forte attacco di ansia/panico. Non sapevo cosa fosse un attacco d’ansia fino ad allora.

Ho provato a continuare ad andare al lavoro ma gli attacchi di ansia si facevano sempre più forti, così da febbraio mi sono dovuto ritirare dal lavoro e di lì è iniziato il mio lungo calvario.

Mi sono preso dei lunghi periodi di malattia dal lavoro perché stavo peggiorando. Ero arrivato al punto di rimanere sul divano in preda alla confusione, depressione etc.

Avevo toccato il fondo. Mi sono rivolto a un medico per un aiuto farmacologico. Ero contrario e spaventato di prendere degli psicofarmaci, ma non ce la facevo più. Mi ha prescritto la Paroxetina (antidepressivo Paxil, Sereupin, ndr) affiancata ad una benzodiazepina.

All’inizio era tutto “ok”, mi aveva calmato il casino in testa, ma già dopo una settimana o due ho incominciato ad avere vari sintomi che andavano dalla derealizzazione alla confusione.

Ho continuato questa cura per due mesi, secondo le indicazioni del dottore, ma più andavo avanti peggio stavo.

Gli chiesi di togliermela, ma lui non volle.

Ho continuato a prenderla, fino a non sopportare più di sentirmi estraniato dalla realtà e di tollerare altri sintomi che ora non ricordo. Siccome il medico non voleva saperne di toglierla, nonostante fosse inefficace, presi la decisione di scalarla da solo.

Lo feci di settimana in settimana o ogni due settimane. Incominciai ad accusare nuovi sintomi. Per dirla alla buona, avevo un casino in testa, testa vuota, una percezione alterata delle cose e altro… Arrivato a 3 gocce (partivo da 10 gocce) ho provato a rientrare al lavoro, ma ho avuto un attacco di panico ed a quel punto pensavo di morire.  Perciò ho dovuto, di nuovo, ritirarmi dal lavoro.

Chiamai medici in cerca di aiuto, ma nessuno sapeva aiutarmi. Poi ho letto che scalare così in fretta poteva essere pericoloso. Sono tornato allora alla dose precedente, ma senza nessun miglioramento.

E così, ho continuato a scalare ogni due settimane per la seconda volta fino ad arrivare, un giorno, a quello che chiamerei l’inferno in terra.

Durante lo scalaggio ero entrato in uno stato di “mezza psicosi”, continuavo a camminare per casa tutto il giorno perché mi sentivo strano.

Arrivato di nuovo ad una dose minima, ho visto le porte dell’abisso spalancarsi. Ho perso la sensibilità in tutto il corpo e avvertivo anche formicolii dappertutto. Non auguro a nessuno di trovarsi in una situazione del genere.

Ho richiamato con urgenza quel medico, gli ho spiegato la situazione dicendogli che avevo scalato il farmaco perché non mi faceva stare bene.

Colpevolizzandomi, mi disse che avevo fatto una “cazzata”, quando invece durante l’assunzione gli dicevo spesso che quel medicinale non era adatto e che il mio corpo non si era mai adattato.

Per curare le parestesie (alterazione della percezione della sensibilità agli stimoli termici, tattili, dolorifici, ndr), la nausea e tutti gli altri sintomi di astinenza, mi ha bombardato di Xanax (benzodiazepina) e Serenase (antipsicotico).

Mi sentivo uno schifo, privato di tutto, spento. I formicolii delle parestesie passarono dopo due tre giorni, ma persi la sensibilità della pelle.

Ho continuato a prendere l’antipsicotico per più di due mesi e mezzo. In questo periodo continuavo a dire al mio psichiatra che non mi sentivo bene, che mi sentivo giù, spento etc… Ma lui mi prescriveva via via molecole sempre diverse:

Paroxetina e Prazene (benzodiapina) all’inizio, Xanax (benzodiapina), Serenase (antipsicotico), Venlafaxina (antidepressivo SNRI), Depakin chrono (antiepilettico usato come stabilizzatore dell’umore), Samir 400 (antidepressivo).

Nessuno di questi mi stabilizzava. Così, circa un mese fa ho deciso di abbandonare questo dottore. Sono andato da un’altra psichiatra e le ho spiegato la storia. Risultato: nuovi farmaci, nuovi effetti collaterali.

Ne avessi tollerato uno, ce ne fosse stato uno che mi faceva stare bene: Niente!

Continuo a prendere “roba” e a provare… Ho provato anche il Deniban (antipsicotico), Laroxyl (antidepressivo) e non ricordo che altro ancora. Ma non ho risolto nulla.

Ho cambiato anche l’ultima psichiatra qualche giorno fa. Sono andato da un’altra che conosce mio zio e le ho spiegato tutta la storia, dicendole che avevo provato già varie classi di farmaci con esito negativo.

Questa nuova psichiatra mi ha allora prescritto qualcosa per gestire l’ansia, il Lyrica (pregabalin, antiepilettico, anticonvulsivante). Ero già contrario e sfiduciato per via delle brutte esperienze avute con altri farmaci. Lo presi di sera e di nuovo effetti collaterali: addormentamento e lieve rigonfiamento del labbro; parlavo come uno con la paralisi facciale.

Ho chiamato la psichiatra per spiegarle come andava. All’inizio lei non mi credeva e diceva che era impossibile; io le spiegavo che non inventavo i sintomi e le dissi di non volere prendere più nulla.

Sono un soggetto strasensibile alle medicine in quanto, di base, ho già varie allergie e intolleranze. Soffro anche di orticaria solare. Ora, con un tale cocktail di farmaci… un inferno!

Ho desiderato la morte tante volte per tutti questi effetti collaterali. Il fatto è che io già stavo molto male prima d’iniziare a prenderli, quindi sono stato costretto a trovare dei rimedi.

Dopo cinque, quasi sei mesi dall’inizio di questa odissea la situazione è quindi peggiorata: non ho più la giusta sensibilità della pelle; non “sento” la faccia; la mente è assente; ho disfunzioni sessuali; ho anche apatia, mentre l’ansia non è mai passata. Poi ci sono altri sintomi che non sto a elencare.

Ora immaginate che inferno possa essere! Ho sospeso tutti i farmaci una settimana fa, ma non è migliorato nulla.

Dalle varie esperienze che leggo nei gruppi PSSD (Disfunzione sessuale post-SSRI), sono arrivato alla conclusione che devo mettermi l’anima in pace e che rimarrò così a lungo.

Varie volte mi hanno proposto di ricoverarmi, ma ho sempre avuto il timore e forse ho fatto bene…

In tutto questo “casino” non riesco più a distinguere i sintomi originari dai casini creati dai farmaci.

 

IMPORTANTE: Gli psicofarmaci possono causare reazioni da sospensione, talvolta includendo reazioni emotive che minacciano la vita e problemi di astinenza fisici.  La sospensione degli psicofarmaci dovrebbe essere eseguita attentamente sotto una collaudata supervisione clinica e accompagnata da una buona psicoterapia per affrontare i problemi che ne avevano fatto intraprendere l’uso (ndr).

Bibliografia

Peter Greggin. La sospensione degli psicofarmaci. un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie. 2018 Giovanni Fioriti Editore

La sospensione degli psicofarmaci, un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie – Mad in Italy (mad-in-italy.com)

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".