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Negli ultimi quindici anni le diagnosi di DSA e ADHD sono aumentate in modo rapido e continuo, fino a raggiungere circa il 6% degli studenti. I dati ISTAT e AIFA mostrano un incremento parallelo degli alunni con disabilità scolastica e dell’uso di psicofarmaci in età evolutiva, soprattutto nella fascia 12–17 anni. Questo trend solleva domande cruciali: l’aumento riflette reali difficoltà o un eccesso di diagnosi? Perché il picco emerge nella preadolescenza? E quale impatto ha tutto ciò sul futuro dei ragazzi?
La psicologa Miriam Gandolfi propone un approccio alternativo, basato su una lettura ecologica e connessionista dello sviluppo. Una ricerca indipendente su circa 180 bambini della scuola dell’infanzia mostra che è possibile individuare precocemente i prerequisiti degli apprendimenti, sostenendoli prima che si trasformino in difficoltà strutturate. L’obiettivo non è anticipare etichette diagnostiche, ma comprendere di cosa ha bisogno ogni bambino per svilupparsi pienamente, rendendo gli adulti più competenti nel leggere i processi di crescita
Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e ADHD: cosa sta succedendo ai cuccioli d’uomo? Per intervenire un altro modo c’è
I disturbi Specifici dell’Apprendimento rappresentano una sorta di vera e propria epidemia, in costante aumento. A partire dall’entrata in vigore della Legge n. 170/2010, pensata per promuovere la tutela di bambini con problemi di dislessia e disgrafia, assistiamo ad un incremento esponenziale delle percentuali: nel 2010/2011 vi era lo 0,9% (64.227) degli studenti con una diagnosi DSA, dieci anni dopo, nel 2020/2021, la percentuale passa al 5,4% (326.548), con un incremento del 408,4% a fronte di una diminuzione, nello stesso periodo, dell’8,9% della popolazione studentesca considerata (scuola primaria e secondaria). Attualmente abbiamo già raggiunto il 6%, dato medio nazionale.
Secondo nel Report ISTAT aggiornato al 2023/2024 si legge: <<l’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole italiane è particolarmente evidente se si va poco più indietro nel tempo. Rispetto all’anno scolastico 2018/2019 l’incremento è stato del 26%, circa 75mila in più. Di questi i disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione riguardano quasi un quinto degli alunni con disabilità; (rispettivamente il 24% e il 20% degli alunni), entrambi sono più diffusi tra gli alunni delle scuole secondarie di primo grado >> (Report ISTAT marzo 2025 www.istat.it)
Un approccio scientificamente serio alla realtà impone di cercare spiegazioni accurate e risposte soddisfacenti ai fenomeni; non può limitarsi al puro rilevamento statistico.
Ecco allora i quesiti a cui non ci si può sottrarre: a cosa è dovuto un aumento incrementale cosi rapido? Siamo sicuri che indichi maggiore capacità diagnostica o una visione del problema che genera falsi positivi? E come spiegare il picco negli studenti di scuola secondaria di primo grado: vuol dire che nonostante 8 anni di scolarizzazione il problema peggiora? Come mai si abbassa l’incidenza nelle scuole secondarie di secondo grado? Quale il destino di questi ragazzi?
Dal momento che i DSA sono considerati in comorbilità con ADHD per il 90%, è necessario considerare cosa ciò comporti in termini di avvio all’uso di psicofarmaci per il futuro sviluppo dei soggetti e per le loro possibilità di carriera scolastica e professionale. I dati AIFA 2024 documentano in età pediatrica, un aumento del consumo di essi del 4,1% rispetto al 2023. Dal 2016 è più che raddoppiato il loro consumo, raggiungendo il picco nella fascia 12‐17 anni. Si tratta soprattutto di antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’ADHD. Rapporto OsMed, 10 nov. 2025 https://www.aifa.gov.it/-/rapporto-osmed-2024-uso-farmaci-italia.
Miriam Gandolfi, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta sistemico-connessionista, si è occupata già con la sua tesi laurea (1976) di riabilitazione e di sviluppo cognitivo e linguistico nei bambini bilingui, dal momento che vive e lavora in Alto Adige, laboratorio privilegiato per studiare i processi di apprendimento scolastico.
Per promuovere e dimostrare l’efficacia del suo approccio connessionista, sperimentato nel corso degli anni nel suo lavoro clinico, nel 2017 ha avviato e diretto una ricerca, organizzata e gestita da Officina del Pensiero di Bolzano. La ricerca, totalmente autogestita senza finanziamenti, ha coinvolto circa 180 bambini (163 il campione pulito) frequentanti scuole materne del Trentino e di alcune città della Lombardia.
Ciò è stato possibile grazie all’impegno di giovani colleghi psicologi, di una neuropsichiatra infantile e all’interesse del prof. Attà Negri dell’Università di Bergamo, dove Gandolfi è professore a contratto dal 2020. La ricerca, durata 4 anni, è pubblicata nel testo Disturbi specifici (della relazione) di apprendimento. Un approccio ecologico alla didattica, alla diagnosi precoce e all’intervento sui DSA (Giovanni Fioriti, Roma, 2023). Questo approccio rappresenta la base innovativa del corso di Alta Formazione per l’intervento con i DSA e benessere nei contesti scolastici, attivato dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Bergamo, unico in Italia e giunto alla sua sesta edizione.
La dr. Gandolfi rispondendo ai quesiti posti dagli allarmati dati statistici illustrerà il suo approccio che consente di intercettare, già in scuola materna, non bambini futuri “disabili”, ma i prerequisiti che gli operatori (inseganti, psicologi e NPI) possono individuare per condurre il bambino a sviluppare naturalmente tutte le funzioni necessarie agli apprendimenti scolastici di base. Ciò consente di evitare ai bambini di ricevere la diagnosi di DSA, fatto importante visto che le attuali linee guida impongono di attendere fino all’ottavo anno di vita prima di poterla emettere, lasciando così bambini, genitori e insegnanti in un limbo di incertezza e sofferenza.
Dunque non si tratta di individuare più precocemente bambini “neurodivergenti”, eufemismo utilizzato per evitare di usare il termine ufficiale di disabilità, ma di comprendere di cosa un bimbo ha bisogno per svilupparsi compiutamente rendendo l’adulto competente nel conoscere i processi di sviluppo plurifunzionale.


