La cura che non cura: i limiti della psichiatria biologica – Le Pillole di MAD

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Laura Guerra

Le Pillole di MAD – Presentazione del nuovo format

Le Pillole di MAD è il nuovo spazio dedicato a brevi articoli che condensano, in poche righe, i temi essenziali della critica psichiatrica. Un formato agile, pensato per offrire informazioni chiare, immediate e documentate, senza rinunciare alla profondità che caratterizza MAD. Ogni pillola affronta un concetto chiave: miti da sfatare, pratiche da discutere, idee da ripensare. Un modo semplice e accessibile per orientarsi nella complessità della salute mentale, con lo sguardo indipendente che da sempre contraddistingue MAD.

 

 

La cura che non cura: i limiti della psichiatria biologica

Molto spesso i professionisti della salute mentale lamentano i tagli e la mancanza di risorse economiche, che non permetterebbero loro di svolgere la professione nel modo in cui dovrebbero. Ma questa narrazione rischia di nascondere un problema ben più profondo: l’adozione, da parte della psichiatria contemporanea, del modello organicista (o biomedico o riduzionista).

Secondo questo paradigma, la sofferenza psichica sarebbe il risultato di presunti squilibri chimici del cervello: la carenza di serotonina spiegherebbe la depressione, l’eccesso di dopamina la psicosi, la sua carenza l’ADHD.

Queste ipotesi, sostenute per decenni dall’industria farmaceutica per legittimare l’uso massiccio degli psicofarmaci, non hanno trovato conferme scientifiche. Nessuno squilibrio chimico è mai stato osservato come causa dei disturbi psichici. Paradossalmente, è proprio l’assunzione di psicofarmaci che, per il principio dell’omeostasi, induce uno squilibrio neurochimico, generando tolleranza, assuefazione e dipendenza (1,2,3,4,5,6,7,8).

 

Perché il modello biologico è così problematico

L’adozione del modello biologico non è solo un errore teorico: è un errore pratico, clinico ed etico. Chi lo applica è portato a credere di possedere una “cura” per i disturbi psichici, quando in realtà la sofferenza mentale nasce da dinamiche che nulla hanno a che vedere con la chimica cerebrale: relazioni significative, contesti sociali, esperienze traumatiche, condizioni di vita.

Se lo psichiatra ritiene che la cura consista negli psicofarmaci, trascurerà le cause reali della sofferenza, oppure le affronterà in modo marginale. La convinzione di avere una cura biologica alimenta inoltre l’idea che tale cura possa essere imposta per il “bene del paziente”, con tutte le derive coercitive che ne conseguono, come avviene nel TSO (trattamento sanitario obbligatrio) e nei trattamenti depot, somministrati anche quando la persona non li desidera.

 

Dalla teoria alla coercizione

Se si crede che la psicosi o la schizofrenia derivino da un eccesso di dopamina, si riterrà legittimo intervenire con neurolettici o antipsicotici, anche con la forza e tramite TSO. Invece di interrogarsi su che cosa genera i sintomi, si interviene per sopprimerli.

La psichiatria organicista finisce così per occuparsi della gestione farmacologica dei sintomi, scambiandola per cura. Questo approccio non solo allontana dalla comprensione delle cause della sofferenza, ma favorisce la cronicizzazione dei disturbi e un peggioramento dello stato fisico, con effetti collaterali che riducono drasticamente la qualità della vita (9,10,11).

 

Gli psicofarmaci possono essere utili o no?

Gli psicofarmaci possono essere utili solo se si mantiene la consapevolezza che non rappresentano una cura. Possono aiutare a gestire gli stati acuti della sofferenza psichica, ma una volta superata la fase critica andrebbero sospesi in modo sicuro, sotto la supervisione di un medico esperto, procedendo in maniera estremamente lenta e graduale (4,6).

Una sospensione graduale riduce i rischi di assuefazione e astinenza e permette di liberare spazio per una psicoterapia di qualità, il percorso realmente orientato ad affrontare le cause profonde della sofferenza psichica.

 

Bibliografia

(1) Joanna Moncrieff – The Myth of the Chemical Cure: A Critique of Psychiatric Drug Treatment (2008)

(2) Joanna Moncrieff & Mark Horowitz – Deprescribing Psychotropic Drugs (2024)

(3) Irving Kirsch – The Emperor’s New Drugs: Exploding the Antidepressant Myth (2009)

(4) Breggin, Peter R. Psychiatric Drug Withdrawal: A Guide for Prescribers, Therapists, Patients and Their Families. New York: Springer Publishing Company, (2013).

tradotto in italiano come:

Breggin, Peter R. La sospensione degli psicofarmaci. Una guida per medici, terapeuti, pazienti e familiari. Fioriti Editore, 2018.

(5) Robert Whitaker. Anatomy of an Epidemic. Fioriti Editore, (2010)

(6) Maviglia, Marcello; Guerra, Laura; Gandolfi, Miriam. Sospendere gli psicofarmaci: come e perché? Costruire un percorso personalizzato ed efficace. Milano: Fabbrica dei Segni, collana t’inSEGNO, 2024.

(7) David Healy – Let Them Eat Prozac (2003)

(8) David Cohen & Peter Breggin – Your Drug May Be Your Problem (1999)

(9) Thomas Szasz – The Myth of Mental Illness (1961)

(10) Thomas Szasz – Coercion as Cure (2007)

(11) Michel Foucault – Storia della follia nell’età classica (1961)

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Ha inoltre tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici". Recentemente, insieme a Marcello Maviglia e Miriam Gandolfi, ha pubblicato il libro "Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché. Costruire un percorso personalizzato ed efficace.