Sepolta Viva: Storia di Marta

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Cristina Paderi

 

Sepolta Viva: Storia di Marta

Pesce rosso in un acquario

Vi racconto una storia, la storia di Marta, una ragazza che, a soli 20 anni, è stata ricoverata contro la sua volontà in uno di quei luoghi denominati ‘Casa Famiglia’, che di ’famiglia’ hanno ben poco. Come quelle residenze che vengono denominate ‘Case per la Vita’, ossia luoghi in cui spesso si dimora ‘per tutta la vita’ e da cui a volte si esce per poi entrare in una Residenza Sanitaria Assistita o dentro una cassa da morto.

Così è ‘uscita’ Marta, dalla sua ‘Casa Famiglia’, a soli 31 anni, dopo averne trascorsi undici all’interno di queste ‘Case Famiglia’, da cui scappava continuamente, a volte percorrendo chilometri a piedi. E ogni qualvolta scappava veniva riportata a ‘Casa’ con la forza.

Per il  suo bene . Per la sua protezione “ . Per fare il suo interesse .

Certamente non rispettando la SUA VOLONTÀ.

La vicenda si svolge in Puglia e la apprendo da Fabio Degli Angeli che ho conosciuto nell’ambito dell’attività dell’Associazione ‘Diritti alla Follia’, di cui sono Segretaria.

Vi racconto la storia di Marta, che è anche la storia di migliaia di GIOVANI come MARTA, privati della libertà personale, dei loro sogni, progetti e aspirazioni. Resi disabili nel corpo e nella mente. Marta aveva terminato i suoi studi al Liceo psicopedagogico di Lecce “ Pietro Siciliani “ e voleva iniziare il percorso universitario.

Iscriviti ad un corso online” le disse la sua  amministratrice di sostegno per tutta risposta.

E così il 03 novembre 2022, per lungo tempo sottoposta ad incessante terapia psicofarmacologica, spesso sedata, rinchiusa, non ascoltata ed esasperata, Marta decide di farla finita. Ma la sua vita si era  ‘spezzata ’ già undici anni prima, al suo ingresso in struttura, quando ‘per il suo bene’ le veniva nominato un amministratore  di sostegno il quale decise il ricovero, contro la sua volontà.

Scrivo questo testo utilizzando una memoria di Fabio Degli Angeli ed il copioso materiale documentario a supporto della stessa. Ringrazio lui e la sua fidanzata, l’avvocato Gabriella Cassano, per l’altruismo e il coraggio che li ha contraddistinti nell’affrontare questa dolorosa vicenda.

Di Fabio Degli Angeli

Marta mi fu presentata tra fine anno 2010 ed inizio anno 2011 dal padre Luigi, la cui esistenza le venne taciuta dalla madre fino al compimento del 18° anno di età, quando ebbe a pretendere dalla madre di sapere chi fosse suo padre. Marta nel frangente si stava diplomando al Liceo psicopedagogico di Lecce Pietro Siciliani. Poco dopo conobbe Gabriella, la mia ragazza, che faceva di professione l’avvocato.

Nel gennaio 2011, giungeva a Marta una notifica del Tribunale di Lecce su segnalazione del Servizi territoriali, a cui Marta si era rivolta più volte per ottenere uno spazio d’ascolto alle sue problematiche. Ella non accettava però la somministrazione di psicofarmaci che le venivano dati quale soluzione dei problemi relazionali/famigliari che le avevano cagionato un ‘disturbo di personalità borderline’ (che un medico psichiatra nel 2021 dichiarò essere causato da “svantaggio socio culturale, da svantaggio ambientale“).

Marta, dopo aver ricevuto la notifica, che aveva ad oggetto la nomina di un amministratore di sostegno, si rivolse a Gabriella, confidando a me e a lei la sua assoluta NON volontà di avere un amministratore di sostegno.

Tant’è che, all’udienza dichiarava al Giudice tutelare, che la informava delle motivazioni per cui si trovava innanzi a lui: “Non ho bisogno di un Amministratore di sostegno. Con mia nonna litigo spesso perché spesso mi manda a dire cose a mia madre e questo non mi va. Esco con mio padre, mi reco a Carmiano dove mi incontro con delle amiche in casa loro. Frequento il liceo psicopedagogico a Lecce. Mi hanno prescritto una terapia farmaceutica in compresse e gocce ma non la voglio assumere perché quando non la assumo sono più sveglia “.

Nonostante le sue esplicite dichiarazioni, Marta si trovava il 25 luglio 2011 con la nomina di un’amministratrice di sostegno ed un decreto emesso dal Giudice tutelare, senza che vi fosse una consulenza tecnica di parte, così come lei aveva richiesto. Fu definita affetta da “gravi turbe comportamentali e manifestazioni psicotiche “, ma così non era, poiché Marta era affetta solo da un disturbo di personalità borderline.

Da quella nomina, a distanza di pochi mesi, precisamente il 03 Ottobre 2011, Marta si ritrovò, ad appena 20 anni compiuti, in ‘Casa Famiglia’ e ne uscirà (dalle varie ‘Case Famiglia’) morta, ad appena 31 anni di età, il 03 Novembre 2022.

Nei mesi e anni successivi al suo primo ingresso non si riusciva neanche a porre un saluto telefonico a Marta. La ragazza cercava di fuggire continuamente dalla ‘Casa Famiglia’ del suo primo ricovero (un antico palazzo circondato da mura alte quasi fosse un castello e da un giardino).

Tra le fughe di Marta in quel periodo, ve n’è una relazionata dall’amministratrice di sostegno con le seguenti parole: “Nel mese di gennaio 2012 Marta si è allontanata dalla Comunità senza il permesso del personale. La stessa è stata ritrovata a Matino grazie all’aiuto dei carabinieri e dello zio della stessa; poco dopo il ritrovamento è stata ricondotta in Comunità. Marta era molto agitata e poco propensa a rimanere in Comunità”.

Un altro aspetto spaventoso della storia è che, negli anni che passavano, Marta veniva tenuta isolata in queste ‘Case Famiglia’ e ad ogni contatto telefonico che si riusciva ad avere sporadicamente, e che veniva da noi registrato, seguivano delle relazioni opposte.

Una signora di Lecce, che aveva il figlio ricoverato nella stessa ‘Casa Famiglia’ di Marta, mise per iscritto le seguenti parole: “Si avvicinavano le Festività Natalizie del 2013 ed io ero andata a trovare mio figlio per sapere come stava e perché c’era una recita per la preparazione al Natale. In quella stessa ‘Casa Famiglia’ quella sera era presente la signorina Marta Spagnolo, la quale mi si era presentata tempo prima. Mi si avvicinò e mi abbracciò e si lamentava perché non le era consentito vedere nessuna persona amica. Io tentai di consolarla, però non ci riuscivo, perché la ragazza era molto triste. Giorni dopo tornai e la sentii gridare da lontano. Mi avvicinai a lei e Marta mi dichiarò che era molto arrabbiata perché il personale della casa Famiglia l’aveva costretta ad assumere farmaci che lei non voleva “.

Il 29 Dicembre 2013 andai unitamente alla mia ragazza a trovare Marta in ‘Casa Famiglia’. Era pomeriggio; giunti di fronte al cancello monumentale fatto a grate che consentiva di vedere, anche se a distanza il palazzo antico, chiedemmo di poter semplicemente dare gli auguri a Marta per il Natale appena trascorso e per il prossimo Capodanno. Non ci venne consentito, anche in quell’occasione, di poter mettere piede neanche nel grande giardino antistante; ma v’è di più, una operatrice dichiarò che anche per un saluto a Marta era necessaria l’autorizzazione dell’amministratrice.

Marta il 14 gennaio 2018 riuscì a fuggire dall’ospedale di Lecce (durante uno dei svariati ricoveri) e si rivolse a Gabriella (che ricordo essere avvocato), per chiedere la cessazione dell’amministrazione di sostegno previo nomina di un perito psichiatrico che potesse accertare le sue effettive condizioni di salute psichica. In subordine chiedeva la revoca e/o sostituzione dell’amministratrice di sostegno, volendo nominare in primis una sua amica d’infanzia.

Il 25 gennaio 2018 riuscirà ad essere ascoltata e rese le seguenti dichiarazioni e volontà:  “La giovane ha timore di ritornare nella struttura dove ci sono 10 maschi e 2 donne; e comunque in nessuna altra struttura. Detta volontà è anche espressa dalla ragazza. La ragazza asserisce di non volere assumere più psicofarmaci poiché modificano il suo modo di essere. Insiste soprattutto la necessità di togliere subito la spirale. Insiste che con l’avv. X il rapporto non è più decente“.

La Giudice tutelare il 27 gennaio del 2018 rigettò il ricorso di Marta.

Il 03 novembre 2022 Marta è morta, perché portata all’oltre esasperazione, assumendo psicofarmaci, quale gesto dimostrativo, perché si trovava di fatto segregata e detenuta contro la sua volontà da anni in ‘Case Famiglia’ nelle quali non voleva starci.

Rappresento che Marta più volte ha cercato di chiedermi aiuto.

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Fabio Degli Angeli è accusato, insieme alla sua fidanzata Gabriella Cassano, di sequestro di persona, circonvenzione, abbandono e sottrazione di persona incapace. Ai danni di Marta.

Il 29 maggio di quest’anno si terrà la prima udienza del processo di Appello per gli imputati.

L’associazione ‘Diritti alla Follia’ auspica che questa volta siano presi in considerazione ed ascoltati in udienza dai giudici, le registrazioni audio e i video che PROVANO LA VERITA’ DEI FATTI E DI COME MARTA SIA STATA PORTATA ALL’ESASPERAZIONE, FINO ALLA MORTE.

Si introduce una parte del video del 28 gennaio 2018 (giorno antecedente a quello in cui Marta fu riportata dal sovrintendente della Questura di Lecce, in concorso con la consulente psicologa del Pubblico Ministero, in ‘Casa Famiglia’ contro la sua volontà). Dalla visione del video emerge che, subito dopo la lettura da parte dell’avv. Gabriella Cassano del provvedimento integrativo del Giudice tutelare che ordinava il rientro di Marta in ‘Casa Famiglia’ anche a mezzo della Forza Pubblica, ella così rispondeva “ e secondo loro, se torno in Comunità per me non è sempre un trauma? Senza la mia volontà, poi, anche “.

 

Video integrale: https://youtu.be/mUsDVAVHwaE?si=fLRPKYkEzBCWfzgg

Per approfondimenti sulla vicenda:

https://www.informareunh.it/storia-di-marta-lennesima-vittima-dellamministrazione-di-sostegno/

https://www.inthenet.eu/2024/03/22/solo-gli-uomini-odiano-le-donne/

https://youtu.be/RNzo3zKHutU?si=Cm4A012PuR2iewv-

https://fb.watch/rIHUKeK8rt/

 

 

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Cristina Paderi è nata e vive in Sardegna. Nel 1990 consegue la qualifica di interprete e traduttrice, per le lingue inglese e francese, presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Firenze. Inizia a viaggiare da giovanissima. La passione per i viaggi la porta anche in Romania dove, nel 2005, entra in contatto con la drammatica realtà dei bambini di strada e di quelli abbandonati nelle istituzioni totali post-dittatura. Impara la lingua rumena da autodidatta e decide di organizzare in Sardegna alcune tappe dei tour dei "Ragazzi di Bucarest" coordinando l'ospitalità dei giovani rumeni durante i periodi estivi. Attivista con anni di esperienza nel sociale e nel volontariato, anche internazionale. Per anni ha fatto parte di collettivi e associazioni e dal 2013 è impegnata in tematiche collegate all'ambito psichiatrico, in particolare quello giuridico/legale. E’ autodidatta. Grazie al contributo di alcuni avvocati cagliaritani, nel 2017 organizza un seminario e insieme ad altri apre uno sportello gratuito di informazione e consulenza legale. Nello stesso anno entra in contatto con l'avvocato Michele Capano di Salerno in occasione della presentazione a Cagliari della Campagna, portata avanti dallo stesso, relativa alla ‘Proposta di riforma della normativa del trattamento sanitario obbligatorio in ambito psichiatrico’. Decide di approfondirne i contenuti e nel 2018 aderisce alla costituzione a Roma dell'associazione "Diritti alla follia" di cui è attualmente segretaria.