Transgender e diagnosi di disforia di genere

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Miriam Gandolfi

Transgender e diagnosi di disforia di genere

VI Conferenza della dr.ssa Miriam Gandolfi Martinelli

11 marzo 2023, ore18.00

Nei Precedenti incontri con la dottoressa Miriam Gandolfi abbiamo avuto ampia libertà di scelta degli argomenti trattati. Questa volta Gandolfi ha scelto con decisione l’argomento motivandolo non solo come una vera e propria emergenza, ma come l’indicatore di una tendenza in ambito psicologico e della gestione della sofferenza psichica particolarmente pericolosa.
Infatti oltre all’incremento esponenziale di diagnosi di “disforia di genere” a partire già dalla seconda infanzia e preadolescenza l’Ema e l’AIFA, in Italia, hanno sdoganato il trattamento farmacologico off Label che blocca lo sviluppo ormonale dei prepuberi con la motivazione di voler evitare il rischio di suicidio.
Ora quale sia la reale preoccupazione dell’AIFA per gli effetti nell’uso dei farmaci in generale e degli psicofarmaci in particolare, anche in età evolutiva, sappiamo essere oggetto di grande discussione.
Ma anche accogliendo questa preoccupazione ci troviamo ancora una volta di fronte ad un errore logico marchiano: si confondono gli effetti con le cause.
Ovvero come ci spieghiamo che bambini e preadolescenti siano a rischio depressione e suicidio proprio in quella fase della vita in cui la costruzione delle personalità è strettamente legata all’identità sessuale e di genere (non sono la stessa cosa).
Come mai il corpo, il dono più prezioso che ci ha fatto Madre Natura per connetterci al mondo e comunicare con esso, è diventato una prigione, qualcosa da combattere fino all’annientamento?
Si pensi ai disturbi alimentari restrittivi (ANORESSIA) e alle sempre più gravi pratiche autolesive, di cui il suicidio è solo la forma più estrema.
Infine, fatto estremamente rilevante, l’argomento fluid gender è stato inserito nei programmi scolastici a partire già dalla scuola materna: siamo certi che questo modo di affrontare il problema sia corretto?
È utile per ridurre il problema dell’omofobia e a facilitare una cultura dell’inclusione?

Nel corso della conferenza la dr.ssa Gandolfi risponde alle seguenti domande:

 

1- Da dove nasce la decisione di scegliere questo argomento che è così delicato e complesso? Infatti già solo la presentazione ha suscitato reazioni anche contrastanti. Immagino che ti stia a cuore perché ha a che fare con la tua esperienza professionale personale.

2- Potresti precisare la differenza tra identità di genere e identità sessuale. Nei dibattiti si sente parlare anche di differenza tra sessualità e genitalità, puoi aiutarci a capire?

3- Questo ci aiuta a comprendere perché tra coloro che maggiormente sono critici nei riguardi di questa politica che spinge precocemente verso la transizione di genere e il gender fluid ci sono in prima linea proprio i movimenti femministi e molti rappresentanti di associazioni o singoli omosessuali? 

4- In questa prospettiva possiamo capire cosa si intende per “disforia di genere”?

Perché il processo di conquista dell’identità personale viene considerata una vera e propria diagnosi psichiatrica per cui vengono avviati i trattamenti ormonali per interrompere la pubertà e poi quelli psicofarmacologici fino alla chirurgia per modificare i caratteri sessuali secondari?

5- Dunque il gran parlare di questo argomento è un modo per aggirare una questione ben più rilevante: che modello di cittadino (donna/uomo, bambino/adulto) anche con l’aiuto di una certa politica sanitaria stiamo costruendo per il futuro?

 

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Si laurea in Psicologia nel luglio 1976 presso l'Università di Padova e da subito di occupa di temi di integrazione e contrasto alle istituzioni segreganti, ambito che resterà sempre di suo maggior interesse. Infatti nel settembre 1976 accetta di lavorare per il neocostituito Centro Spastici di Bolzano che dopo alcuni anni diventerà il Servizio Provinciale Specialistico per la Riabilitazione dei Neurolesi e Motulesi, occupandosi del superamento delle scuole speciali e degli istituti per adulti incluse le strutture manicomiali. Completa la sua formazione presso il reparto di psicosomatica della Clinica Pediatra dell'Universita di Innsbruck ( 1977) dove si avvicina all'approccio sistemico alla malattia mentale, noto poi come Milan Approch. Proseguirà e concluderà la sua formazione in questo indirizzo a Milano, nel periodo 1980- 1985 divenendo, nel momento della sua fondazione, membro e didatta della Società Italiana di Ricerca e Terapia Sistemica (S.I.R.T.S.). Dal 1999 al 2018 è docente presso l' Istituto Europeo di Terapia Sistemo-relazionale di Milano.( EIST riconosciuta MIUR nel 2001). Lascia il Servizio pubblico nel 1992 mantenendo attività di formazione e supervisione per vari servizi socio-sanitari pubblici e docenze a contratto universitarie. Dal 2020 è docente a contratto presso l'Universita di Bergamo per il corso di Alta Formazione sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Dal 1992 è co-titolare del Centro di Psicologia della Comunicazione e dell'Officina del Pensiero ( Bolzano e Trento) dove svolge e coordina attività di ricerca in particolare nell'ambito di autismo, DSA e ADHD , temi su cui ha prodotto pubblicazioni. Si è sempre impegnata anche per valorizzare la categoria professionale degli Psicologi assumendo la carica di Segretario provinciale del sindacato degli psicologi prima della costituzione dell'Ordine Professionale (1989) è poi quella di primo presidente dell'Odine Provinciale Provincia Autonoma di Bolzano. Dr. Miriam Gandolfi Psicologa psicoterapeuta Bolzano/Trento www.officinadelpensiero.eu 0471/261719