L’arte dell’essere umani. Parte 3 – The Art of Being Human, Part 3

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Alex Goldenberg

Alex Goldenberg ha avuto molti ruoli nella vita, specialmente nel settore della salute mentale. Il suo ruolo preferito è quello di chi porta la verità e la luce curativa alle persone, in questo momento di profondo cambiamento necessario. La sua esperienza di guarigione dagli psicofarmaci tossici e dagli abusi causati da un sistema corrotto ha alimentato la sua passione per la creazione di cambiamenti positivi, in modo che il mondo diventi un luogo più sicuro in cui vivere e creare e la vita diventi un'esperienza più piacevole e appagante per tutti coloro che lo desiderano. È un insegnante, un guaritore, un regista, un musicista e un amante della vita - finalmente! - e spera di trasmettere questo entusiasmo a chiunque sia aperto a riceverlo.

Alex Goldenberg has played many roles in life, including within the mental health industry. His favorite role is that of one who brings healing truth and light to the planet at this time of sorely needed core change. His experience of healing from toxic psych drugs and abuse from a corrupt system has fueled his passion for creating positive change so that the world becomes a safer place in which to live and create, and life becomes a more enjoyable and fulfilling experience for all who desire it. He is a teacher, healer, filmmaker, and musician, and a lover of life—finally!--and hopes to pass along this enthusiasm to others who are open to receiving it.

L’arte dell’essere umani. Parte 3:
Guarire dal Sistema

Traduzione di Francesca Bagaglia

 

Tre settimane dopo essere stato dimesso dal ricovero (codice 5150) per il tentato suicidio, mi rivolsi ad un’agenzia di riabilitazione professionale e mi iscrissi al loro programma di formazione che frequentai per un anno.

Al termine mi invitarono a candidarmi per lavorare con loro come operatore e così da cliente finii per essere assunto come operatore nello staff. Iniziai alla grande tanto da ottenere una valutazione eccellente già dopo i primi 3 mesi. Dopo questo splendido inizio, in modo del tutto involontario, creai un problema in quanto, illustrando un progetto che mi avevano assegnato, provocai, in modo del tutto innocente, l’Amministratore Delegato del servizio.
Quella che poteva essere un’occasione per migliorarmi (sempre in ottica riabilitativa), fece invece precipitare la situazione in un dramma condito da rimproveri e punizioni. L’apice di tutto fu un terribile colloquio con il Presidente, tipo tremendo e rabbioso, alleato subdolamente all’Amministratore Delegato. In quella situazione ero sostenuto da due colleghi in particolare, con i quali avevo stretto di più e che frequentavo anche fuori dal lavoro. Loro condividevano la mia idea che le reazioni dei vertici nei miei confronti fossero state esagerate. Inoltre, pensavano che il mio operare avesse un ottimo impatto per i clienti e che, soprattutto, i risultati fossero tangibili poiché derivati dal mio essere sincero e genuino. Nonostante questo, alla fine fui licenziato a causa dei commenti dal tono paternalistico dello psichiatra sul mio fascicolo. Ma quelle che usarono come munizioni contro la mia credibilità, altro non erano che gigantesche menzogne!
A quel punto, fu anche ovvia conseguenza che i miei colleghi avessero troppa paura di perdere il lavoro a loro volta se solo avessero osato schierarsi al mio fianco.
In questo modo, quel Servizio si rivelò essere un sistema tossico, basato su bugie, illusioni e paura.
Prima di allora devo aver vissuto con il prosciutto negli occhi. Non immaginavo minimamente fino a che punto le persone potessero essere corrotte, ero assolutamente sbalordito dal comportamento infantile e sadico di questi “professionisti” che si atteggiavano in modo adolescenziale come bulletti rabbiosi giocando a pallone. Mi trovai a dover rivedere ciò che davo per assodato e a osservare con disillusione e sfiducia i progetti di supporto ed inclusione sociale. Questo non dovrebbe mai accadere.

Ingaggiai perciò, una battaglia legale e vinsi a man bassa perché non fu per nulla difficile dimostrare che i dirigenti avevano mentito sul mio conto, distorto i fatti in vari modi ed infine mi avevano reso vittima di mobbing e discriminazione.
Questo è il trattamento che mi fu restituito a fronte del duro impegno per riprendermi dalla devastazione mentale e fisica degli psicofarmaci e per tornare al timone della mia vita.
Mi ci volle un bel po’ di tempo per riconciliarmi e per arrivare dove il mio risveglio diventò davvero profondo.

Ad ogni modo, rivendicare i miei diritti ma soprattutto la mia dignità si rivelò positivo e salutare e quello fu solo l’inizio.
Il loro magheggi, i metodi oppressivi e stigmatizzanti, l’emarginazione ai quali avevano aggiunto un palese disprezzo per il lavoro e per i diritti contrattuali, per l’etica, erano stati colpi davvero pesanti, rovinosi, implacabili. Erano stati ancora più pesanti perché mi avevano colpito proprio quando ero riuscito a trovare un supporto momentaneo al quale appoggiarmi nel mio percorso di recupero. Perciò, l’impresa già difficile della disintossicazione dagli psicofarmaci e, contemporaneamente, dell’impegno per riportare la mia vita professionale su una buona china, divenne ancora più ardua ed estenuante a causa di tutti gli ostacoli che queste persone mi crearono e che mi costrinsero a dannarmi ancora di più per ottenere un minimo di giustizia.

Tuttavia, l’intero fondamento della mia azione legale non poggiò su quanto di brutale e offensivo mi avevano fatto questi individui (per giunta in modo sistematico e con la complicità fraudolenta dei Servizi), ma proprio sul fatto che fossi “disabile”. Ovviamente fu un giocare a mio favore ciò che avevano utilizzato per colpirmi e quindi, la mia difesa fu quella di evidenziare che il mio “essere disabile” limitasse molto l’entità di tutto ciò che fossi ritenuto in grado di sopportare. Certamente giocai con il paradosso che loro avevano creato e per la determinazione a spuntarla che avevo, sarei stato capace di prenderli per sfinimento.
In un ambiente di lavoro sano sono in grado di fare molto, quando però il sistema è tossico, non posso né tollerarlo né volerlo tollerare. Una volta ci avevo già provato e finii con l’intossicarmi di psicofarmaci per sopravvivere alla tossicità dell’ambiente. Avevo già dato, grazie! Così, questa volta, mantenni la mia posizione e tenni sempre chiaro a mente chi io fossi in ogni istante della mia evoluzione personale.
Se potevo io cambiare, allora neppure il mondo attorno a me avrebbe potuto rimanere lo stesso.

Anche se il mio punto di vista che opponevo a quello della dirigenza trovò infine convalida e formale riconoscimento (conquista che reputo enorme), una situazione così tossica esigeva che si pagasse inevitabilmente un conto molto salato. Lo strascico psicofisico conseguente al mobbing e alla discriminazione che avevo vissuto, mi rimase incollato addosso facendomi sentire come se fossi trafitto ovunque da schegge di vetro. Questa esperienza continuò a causarmi un dolore cronico e debilitante fino a quando, attraverso un profondo lavoro spirituale, non fui in grado di ribaltare la percezione del mio ruolo rispetto all’abuso subito e di trasformarne l’energia.

Il fatto che la mia percezione della realtà fosse stata negata in un baleno, condannata e liquidata, mi aveva fatto sprofondare nella più totale insicurezza pur continuando a pensare di avere diritto e ragione nel volermi sentire un membro collaborativo e prezioso per la società e non certo un peso per gli altri.
In sintesi, la mia sofferenza sembrava avesse i segni indelebili di una terribile paranoia e di un mare agitato da insicurezze.
Il cosiddetto “clinico di salute mentale” poi, mi rimandava un’immagine di me stesso come fossi fallace, limitato, permanentemente compromesso, inabile, senza aspirazioni. Nella mia testa, quindi, la vita non aveva alcun valore ed è stato con questo pensiero che decisi molto consapevolmente di porvi fine.
Altrettanto consapevole di quale fosse la mia situazione relazionale e affettiva in quel momento, ritenni che questa decisione fosse la cosa migliore per tutti.

Ciò che ignoravo e che ho scoperto di lì a poco, proseguendo il mio viaggio di guarigione (che illustrerò più approfonditamente in un prossimo articolo) è che, anche nell’angolo più buio e nell’ombra più oscura della nostra psiche e del mondo, in qualche modo, in qualche maniera, filtra sempre la luce. Potremmo non accorgercene nel momento in cui l’oscurità ci attanaglia ed il buio è tutto ciò che vediamo, ma dobbiamo ricordarci che lei c’è, è lì e ci porterà di nuovo sollievo e chiarezza. Dal momento in cui possediamo la certezza che vi sia “altro” oltre il buio, possiamo sentir pulsare nuovamente la nostra ispirazione, la nostra guida interiore.

Questa può essere la cosa più difficile da credere quando, per qualsiasi motivo, siamo preda di un’angoscia soffocante. Ma vera Fede significa saper confidare nell’esperienza acquisita che ci ricorda che il sole continuerà sempre a splendere scintillante oltre la cortina dalle nuvole più scure e minacciose. Quando, ad un tratto, le nubi si aprono lasciando filtrare i primi raggi, ecco che riconosciamo il sole senza incertezza, lo sentiamo sulla pelle, lo vediamo con lo sguardo, lo cogliamo attraverso tutti i nostri sensi. Eppure, fino a qualche istante prima, avremmo potuto dubitare. La realtà cambia, l’energia cambia: questa è la naturale mutevolezza della realtà.

Conclusione: Una Sfida per l’umanità

Siamo in grado di ricordare a noi stessi di fidarci di ciò che abbiamo sempre saputo? Siamo in grado di ricordare sempre, soprattutto nei nostri momenti peggiori, che noi siamo la nostra stessa luce nonostante le ombre gettateci addosso dagli altri?

Se è così, allora, abbiamo imparato l’arte di essere umani, ed è da qui che daremo forma alla nostra realtà.
La vita è una magnifica forma d’arte, sempre in corso d’opera e noi, altro non siamo che una naturale comunità di creatori e di artisti. Lo credo davvero. In quest’ottica, abbiamo la libertà di creare il mondo che vogliamo, alle nostre condizioni.
Tuttavia, siamo in realtà co-creatori, perché tutti abbiamo lo stesso libero arbitrio nel formulare i pensieri, le nostre convinzioni e nel dar vita ai nostri sentimenti. Dal momento che tutti disponiamo di una palette con questi medesimi ingredienti ed effetti speciali, significa che, in un modo o nell’altro, tutti creiamo contemporaneamente le nostre realtà. Siamo tutti individui, ciascuno con le proprie visioni, voci, prospettive e qualità individuali, ma siamo anche una collettività unita da un solido sentimento di umanità. Proseguendo, cosa accade quando noi, come co-creatori, ci troviamo a di fronte a due realtà inconciliabili, così come mi è accaduto con lo psichiatra? Ha mentito su di me o, ad esser buoni, ha dato una lettura falsata della mia persona basandosi esclusivamente sullo stigma dei libri di testo. Ha diffuso la sua cattiva rappresentazione di me come un pettegolezzo spicciolo all’interno della comunità e, per finire, ha etichettato tutto questo come “consulenza professionale”.

In sostanza, l’etichetta attribuitami in durante il trattamento psichiatrico attaccando la mia credibilità mi ha quasi distrutto, personalmente e professionalmente.
Francamente, sono anche stanco di raccontare come sia stato una vittima del sistema perché questa percezione non mi lascia nessuna possibilità di innescare dei cambiamenti sostanziali e positivi e vorrei quindi superarla.
Qui e ora porto la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è stato il mio percorso e di ciò che di esso è servito a risvegliarmi. Padroneggiare il mio passato è il modo per sfruttare tutto il potere che riesco a raccogliere e ad utilizzare le energie per creare modalità sempre più efficaci nell’offrire supporto per se stessi e per agli altri (ogni qual volta vi sia, ovviamente, una richiesta in tal senso).
È sotto gli occhi di tutti, di fatto ci siamo allontanati dai sentimenti più genuini, dall’integrità e dall’umiltà che ci consentono di arricchire il nostro modo di pensare.
Personalmente ritengo sia opportuno integrare questa coscienza del “sentire” nel risolvere le complessità dei problemi che persistono come un cancro in seno all’umanità.
Piuttosto che identificarmi nel ruolo di “vittima”, desidero essere visto come un “solutore di problemi”. Vorrei cercare di comprendere come si possano armonizzare prospettive molto divergenti tra loro, vorrei cercare il modo di stabilire convergenze e consonanze tra le singole individualità così da innescare un processo di guarigione al livello collettivo, perché solo a questo punto gli individui avranno l’opportunità di trovare la propria via di guarigione profonda e di scoprire la verità della vita in modo creativo, appagante e realmente piacevole, insomma sbrogliare la matassa.
Senza sfide la vita sarebbe noiosa e smetteremmo di crescere. Ma che ne dite di creare condizioni di parità per tutti anziché sedersi al tavolo da gioco con tutte le fishes a disposizione di un solo giocatore? Non è equo e non potrà mai funzionare. La verità è la vita reale, quella che proviene dall’esperire, non certo quella accademica o dettata dalle grandi teorie. Siamo tutti esperti della nostra realtà. Siamo tutti artisti, insegnanti e studenti in cammino nella medesima strada. Cominciamo da qui.

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The Art of Being Human, Part 3:
Healing from The System

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Three weeks following my discharge from having been hospitalized on a 5150 following my suicide attempt, I went to a vocational rehabilitation agency and enrolled in their training program which lasted a year.

At their invitation for me to apply for a position there, I eventually transitioned from client to staff and started out spectacularly well, garnering an excellent 3 month evaluation. This hit a glitch soon after my review because I had inadvertently triggered the CEO in a very innocent way trying to communicate about a project I had been assigned. Rather than it becoming a teaching moment, which would have been rehabilitative, the situation slid into high drama with reprimands and punishments, including a private meeting with the very scary and anger-prone president of this agency, in full sinister partnership with the CEO.
And even though my co-workers liked me quite a bit and I was actually friends with a couple of staff members outside of work and who fully agreed with me and could see this management team was giving me a ridiculously hard time over nothing, while at the same time they knew that I was helping clients in a big way with tangible results of employment because I was real and heart-based, I was ultimately fired because of the “anti-authoritarian” entry in my file, from my psychiatrist. That was their ammunition against my credibility, while in reality they were lying all over the place! And of course, my co-workers were much too frightened of losing their jobs if they supported me. THAT is a toxic system, based on lies, illusions, and fear.
I must have been sheltered up to that time. I really did not know how corruptly adults could act and was absolutely stunned with the childish and sadistic behavior of these “professionals,” like angry teenage playground bullies. I became disillusioned with what I thought I knew, and suddenly I was seeing through social programs. This should never have happened.
I took the agency to legal task and I won hands down, because it was easy to see that this management team was lying about me and distorting reality in multiple ways, and that I was being bullied and discriminated against. I was on my way back from having been devastated by the disability of psych drugs, and this is what I encountered for my very hard work. This took me a while to reconcile, and where my awakening became profound.

The vindication was positive and healing for me, but it was only the tip of the iceberg. The stacked deck, oppressive tendencies, stigmatizing and marginalizing practices, along with blatant disregard for employment and contract law and ethics, was really bad—sinister and relentless—as I was going from agency to agency along my journey trying to find transitional support and integrating my healing work. Because of these human-created hurdles, I had to go to great lengths to even get a fraction of justice while I was continuing to recover from heinous psych drugs withdrawal and trying to get my professional life back on track.
Still, the entire foundation of my legal action was based on my “disabled self” being limited in what I could handle (which is an illusion, obviously I can take quite a licking and keep on ticking), rather than on how brutally abusive some of these individuals can be, and how it adds up to pure systemic abuse on top of incompetent fraudulent services, from psychiatry to social services. I know how to function in a healthy work environment just fine. But when the system is toxic, I will not be able to tolerate it, nor would I want to. I did at one time in my life, for a long time, and ended up on toxic drugs to cover up the toxic environment. So, been there, done it, no thanks. This time, I’m standing my ground and staying clear in who I am, as an ever-evolving being. The world around me cannot stay the same if I am changing.

So even though I did get validation for my perspective, which was huge for me, I still paid a price which I could not avoid in such a toxic situation, and the bullying and discrimination I experienced lingered like cut glass in my nervous system, and caused me a lot of chronic and debilitating pain until I was able to shift and transmute all of this abuse energy and perspective through deep spiritual work.

In short, that was my brand of suffering, and it created oceans of self-doubt for me, along with terrible paranoia. If my reality could so easily be dismissed, discounted, and condemned, then not only did that make me feel terribly unsafe in the world, but in addition, I felt that I had no right or reason to live only as a burden to others, rather than as a valued and contributing member of society, which is how I was raised and how I had always perceived myself.
But being told straight out that I was defective, limited, and permanently impaired and disabled—that I had lost my dreams–was the mirroring I received from this so-called “mental health clinician.” To my mind, therefore, my life had no value, and that is where I based my very conscious decision to end my life. Knowing what my reality had become at that time, I thought it was a compassionate choice for one and all.
What I was not conscious of at the time, however, is what I later learned and discovered as I continued my healing journey (which I will explore more in depth in a future article) is that even in the darkest corner of the darkest shadow of our psyche and world, somehow, someway, in some form, there is light, always. We may not perceive it in the moment, which can be rough to not feel light and only darkness, but we can still know it is there, and eventually we will come back to feeling it, and this will bring relief and clarity in the moment. From there, we can feel our inspiration and inner guidance.
This can be the hardest thing to believe when we are in the throes of extreme distress, for whatever reason. But true Faith means knowing from reason and experience that the sun continues to shine brilliantly behind even the darkest and stormiest of clouds. Eventually, the clouds part and we feel and see the sun again with no doubt, it is there and we know it through our physical senses. A few minutes prior, this may not have been the case. Reality changes and energy always shifts, that is the nature of reality.

Conclusion: A Challenge to Humanity

Can we remember to trust what we have always known, even in our worst moments, that we are our own light, despite whatever shadows are thrust upon us by others? If so, then we have learned the art of being human, and that is from where we will manifest our reality.
Life is a magnificent work of art, always in progress, and we are a collective of natural artists and creators. I truly believe this. From this perspective, we have the freedom to create the world we want, on our terms.
But still, we are actually co-creators, because we all have the same free will of thought, focus, beliefs, and feelings—our palate of colors and special effects—which means that we are doing this together, one way or another. We are all individuals with our own unique visions, voices, perspectives, and processes, but we are also a collective connected at the heart of our humanity.
So back to–what happens when we, as co-creators, are intent on creating two realities which do not reconcile, as was the case with me and this psychiatrist? He lied about me, or at the very best, he misread me really badly, based purely on textbook stigma, and spread it like gossip within the community much to my detriment, calling it “professional consulting.”

And the absolute truth is that this brand of “consulting” cost me my credibility after almost destroying me, personally and professionally.
Frankly, I get tired of talking about how I was victimized by the system because this perception can only go so far in creating core changes, and I would like to move past this. Owning that this was my path and it served to awaken me is how I come into the present to harness whatever power I can muster to create better ways to offer support to ourselves and each other, when that is what is called for. It is obvious that as a society, we have strayed far from loving kindness, integrity, and the humility to be flexible in our thinking.
For me, personally, it is appropriate at this time to be mindful of integrating heart consciousness into this process of solving these complex problems which exist stubbornly within humanity, like a cancer. Instead of identifying with “victim,” I would like to more be identified with “problem-solver,” focusing instead on how all of these vastly divergent perspectives can, somehow, harmonize, so that we can get on with healing at a collective level. Only then will individuals, who of course are what comprise this collective, have the opportunity to find their own healing and discover the truth of their/our lives in a way that is creative, fulfilling, and actually enjoyable—rough patches and all.
Life would be boring with no challenges and we would cease to grow. But how about we create a level playing field for all, rather than starting out with all the chips on one side of the table? That is never fair, and it will never work. Truth is real life and experiential, not academic or theoretical. We are all experts on our own reality. And, we are all artists, teachers, and students along the way. Let’s start there.

© 2019 Alex Goldenberg

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Alex Goldenberg ha avuto molti ruoli nella vita, specialmente nel settore della salute mentale. Il suo ruolo preferito è quello di chi porta la verità e la luce curativa alle persone, in questo momento di profondo cambiamento necessario. La sua esperienza di guarigione dagli psicofarmaci tossici e dagli abusi causati da un sistema corrotto ha alimentato la sua passione per la creazione di cambiamenti positivi, in modo che il mondo diventi un luogo più sicuro in cui vivere e creare e la vita diventi un'esperienza più piacevole e appagante per tutti coloro che lo desiderano. È un insegnante, un guaritore, un regista, un musicista e un amante della vita - finalmente! - e spera di trasmettere questo entusiasmo a chiunque sia aperto a riceverlo. Alex Goldenberg has played many roles in life, including within the mental health industry. His favorite role is that of one who brings healing truth and light to the planet at this time of sorely needed core change. His experience of healing from toxic psych drugs and abuse from a corrupt system has fueled his passion for creating positive change so that the world becomes a safer place in which to live and create, and life becomes a more enjoyable and fulfilling experience for all who desire it. He is a teacher, healer, filmmaker, and musician, and a lover of life—finally!--and hopes to pass along this enthusiasm to others who are open to receiving it.

4 COMMENTS

  1. Thank you both so much for your validating and insightful comments and for bringing your voices to the table. Such a task at hand, to change all of this, we do need collective voices to bring heart, spirit, and light as factors in all of this. We have, indeed, forgotten the light, if this is the situation.

    The inhumanity of it is over the top, and the fact that it is the “norm,” is so disturbing to me. We’ve grown so accustomed to the abuse all around us because it is relentless and so exhausting to fight it off, that I believe we’ve become inured. This is where waking up can be challenging, but without awakening, there is only continued darkness and shadows at which to stare, which only beget more shadows. That’s a bottomless pit of self-sabotage, where there appears to be no light.

    The ones scapegoated in these situations—and there have been so many of us–are the ones with the power to change it. Problem is, in a dysfunctional and power-imbalanced system, the scapegoat will always keep getting cut off from their power, by definition. First, with neurotoxins, and then, with negative stigmatizing projections which ruin them in the community, creating both, internal and external sabotage.

    This is exactly what I most wish to bring to light at this time, and where transformation is most possible, imo. At present, I cannot see any solution other than to allow nature to take its course–let the river run, so to speak, it has and indefatigable current–rather than to try to control the direction and outcome of absolutely everything. That is humanly impossible, but it’s amazing how hard people try to control and control and control. I think it’s the downfall of our society, this lack of trust in the process of Earth, Nature, and the Light.

    That is what leads to these toxic situations, where reality is NOT consensual, but more like forced onto others, and aggressively, akin to rape, and it completely and so unnecessarily ruins lives, while the blame is projected everywhere except where it belongs, on the aggressor, the bully clinician’s insidiously abusive dynamics. These folks have tons of unowned issues, no doubt about that, and a lot of fear and anger built up, while judging everyone else’s emotions. That is so toxic, so dangerous, and so sabotaging, and I would like to see this turn around. Let’s bring integrity back, and make anything else unacceptable. That is the nature of my activism.

  2. “Owning that this was my path and it served to awaken me is how I come into the present to harness whatever power I can muster to create better ways to offer support to ourselves and each other…”

    This level of self-responsibility I find to be extremely humane and moving. It seems from what you write here that you shift conflicts into solutions with eye-opening and conscientious awareness, which is not just simply problem-solving, but also transformative. As far as the art of being human goes, you are an example of a master artist.

    Thank you for sharing your story, and thank you especially for sharing a perspective that is inclusive, for the purpose of healing on a collective level. Obviously, we all play a part in this.

  3. Thank you for sharing your challenging journey in this very valuable 3 Part article Alex! Every voice is so important in exposing the damage done to so many unsuspecting people under the guise of “help”.

    You write with much honesty and truth.
    “It is obvious that as a society, we have strayed far from loving kindness, integrity, and the humility to be flexible in our thinking”.
    Yes, and it is particularly disturbing to discover those in positions of power and whom we placed trust in, have NO integrity and are very narrow-minded, rigid thinkers.

    Grazie per aver condiviso il tuo viaggio impegnativo in questo prezioso articolo in 3 parti Alex! Ogni voce è così importante nell’esporre i danni fatti a così tante persone ignare sotto le spoglie di “aiuto”.

    Parli con molta onestà e verità.
    “È ovvio che, come società, ci siamo allontanati dall’amorevole gentilezza, integrità e l’umiltà di essere flessibili nel nostro pensiero”.
    Sì, ed è particolarmente inquietante scoprire coloro che si trovano in posizioni di potere e in cui abbiamo riposto fiducia, non abbiamo integrità e sono pensatori molto ristretti e rigidi.