I Sintomi psicotici come le allucinazioni e le illusioni hanno molto spesso origine da sentimenti di umiliazione

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Laura Guerra

Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile.
Recentemente ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie".

I sintomi psicotici come le allucinazioni e le illusioni hanno molto spesso origine da sentimenti di umiliazione

Dal libro di Peter Breggin:

La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie

“Allucinazioni, illusioni e altre esperienze psicotiche sono reazioni al sentirsi completamente alienato dagli altri esseri umani. La radice emotiva è quasi sempre una grave umiliazione a causa della quale l’individuo si sente totalmente inutile e quasi inesistente.

La psicosi è guidata da terribili emozioni associate a traumi e disperazione in relazione ad altri esseri umani. L’individuo ferito si ritira in un incubo privato. Le fantasie sostituiscono i rapporti della vita reale.

Gli individui immersi nella psicosi possono spesso provare sollievo nel giro di pochi minuti relazionandosi con qualcuno che li prende sul serio ed è abile nella creazione di rapporti onesti e fiduciosi.

Il terrore della persona e l’umiliazione devono essere presi seriamente e non minimizzati e i sentimenti di pericolo devono essere considerati emotivamente reali.

Più il terapeuta appare a suo agio in presenza del paziente con sintomi psicotici e accoglie le comunicazioni apparentemente bizzarre e scandalose, più il paziente sarà quasi sempre meno spaventato e più fiducioso e i sintomi tenderanno a placarsi davanti agli occhi del terapeuta.

Naturalmente, questi sintomi molto probabilmente si ripeteranno, forse anche durante la seduta, ma il paziente avrà cominciato a imparare a superarli relazionandosi con voi.

Con il nostro atteggiamento e con le nostre parole stiamo comunicando alla persona altamente disturbata:

“Resisti con me. Siediti con me per un po’.

Saremo in grado di capire tutto questo e di andare oltre, verso un posto migliore”.

L’obiettivo “posto migliore” è fondamentale. Gli individui che sono diventati psicotici hanno lasciato una realtà a cui non vogliono tornare.

Aiutateli a vedere che possono cercare e creare un modo di vivere migliore.

Le persone che hanno episodi definiti come “schizofrenici” sono quasi sempre in lotta con crisi spirituali (Breggin 1991).

Se le incoraggiate a parlare e a cercare il significato delle allucinazioni e dei deliri, troverete anime molto sensibili e auto-consapevoli che lottano con ciò che appareloro un buco nero spirituale privo di ragione, amore, cura e giustizia.

In realtà, è la forza della loro immaginazione e della loro creatività ferita che li fa apparire “pazzi” piuttosto che semplicemente depressi, ansiosi o ossessivo-compulsivi.

La psicosi è come una poesia spezzata: un ultimo luogo metaforico dell’anima flagellata in isolamento e umiliazione.

Queste persone desiderano qualcuno che le prenda seriamente ed esplori i loro pensieri e le loro emozioni, a volte contorti, senza umiliarli con diagnosi e senza dir loro che non possono gestire la loro vita senza psicofarmaci”.