Kindling – Questo sconosciuto (alla psichiatria)

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Laura Guerra

Kindling – Questo sconosciuto (alla psichiatria)

Introduzione

Quando le persone chiedono aiuto per gestire la propria sofferenza psichica, spesso si rivolgono a uno psichiatra che propone una terapia farmacologica.
Gli psicofarmaci possono essere utili per contenere gli stati acuti della sofferenza e creare le condizioni per accedere a una psicoterapia di qualità, nella quale affrontare le cause profonde del disagio.

Nella pratica psichiatrica, tuttavia, accade spesso che, al momento della sospensione degli psicofarmaci o del cambio di terapia quando il farmaco non esercita più il suo effetto, lo psichiatra — o un altro medico prescrittore — non riconosca i sintomi di astinenza, interpretandoli come un peggioramento dello stato emotivo della persona.

Questa scarsa familiarità con i metodi di sospensione sicura e con le manifestazioni dell’astinenza porta frequentemente al ripristino della terapia farmacologica, talvolta a dosaggi superiori rispetto ai precedenti, nel tentativo di contenere i sintomi emergenti.

L’introduzione di nuove molecole, soprattutto in un sistema nervoso già sensibilizzato, può avere effetti estremamente destabilizzanti e difficilmente tollerabili, un fenomeno noto come kindling.

 

In che cosa consiste il kindling o sensibilizzazione neuronale?

Con questo articolo intendiamo approfondire il fenomeno del kindling farmacologico, o sensibilizzazione neuronale (talvolta tradotto come accensione o innesco neuronale): un processo ancora poco riconosciuto nella pratica clinica, nonostante la sua rilevanza. Si tratta di una condizione più diffusa di quanto comunemente si ritenga, ma che spesso non viene adeguatamente identificata dal curante, con il rischio di complicare — e talvolta peggiorare — il quadro clinico del paziente (1, 2).

Nella pratica clinica è frequente che, dopo l’avvio di una terapia psicofarmacologica, i pazienti tentino di sospendere il trattamento quando si osserva un miglioramento sintomatologico o emergono effetti collaterali indesiderati.

La fase di sospensione, tuttavia, è spesso gestita in modo non ottimale: la velocità e la gradualità del tapering (riduzione del farmaco) vengono sottovalutate, con interruzioni troppo brusche rispetto alla reale capacità del cervello di adattarsi alla diminuzione del dosaggio (3).

Una sospensione eccessivamente rapida può determinare una vasta gamma di manifestazioni cliniche, sia somatiche sia psichiche. In tali circostanze, il medico tende generalmente a ripristinare la terapia di partenza, talvolta incrementando il dosaggio o introducendo ulteriori molecole per contenere la sintomatologia emergente.

Quando questi cicli di interruzione e ripresa del trattamento si ripetono nel tempo, il sistema nervoso centrale può andare incontro a una progressiva destabilizzazione. Ogni nuovo tentativo di sospensione diventa più complesso e meno tollerabile, con un incremento della reattività neurobiologica (4).

In una percentuale non trascurabile di casi, la reiterazione di tali cicli può favorire un processo di kindling: una crescente sensibilizzazione neuronale, in cui la risposta del sistema nervoso centrale agli stimoli interni o esterni si amplifica, mentre la capacità del cervello di ristabilire l’omeostasi neurochimica si riduce (5).

Molte persone riferiscono che il primo tentativo di sospensione di uno psicofarmaco è stato relativamente semplice; tuttavia, dopo aver ripreso nuovi trattamenti, ogni successivo tentativo risulta più difficoltoso, talvolta con la comparsa di sintomi intensi e difficilmente tollerabili.

Il kindling descrive proprio questo fenomeno: ripetute attivazioni nel tempo rendono il sistema sempre più reattivo, fino a generare risposte amplificate anche a stimoli minimi. In altre parole, dopo cicli ripetuti di assunzione e sospensione, il cervello diventa più sensibile e meno stabile. È come se “imparasse” a reagire in modo sempre più intenso all’assenza del farmaco, rendendo ogni tentativo successivo di sospensione più difficile da sostenere (6).

 

Come si può prevenire il fenomeno del kindling?

Il kindling rappresenta un processo di attivazione progressiva del sistema nervoso, in cui stimoli ripetuti nel tempo portano a risposte sempre più amplificate (1,7).

Per chiarire il concetto, si può pensare a ciò che accade quando uno psicofarmaco non produce l’effetto desiderato o, con il tempo, perde efficacia per fenomeni di tolleranza. Il medico può iniziare a cambiare molecola o ad aggiungerne altre in tempi brevi, senza lasciare al sistema nervoso il tempo necessario per ristabilire il proprio equilibrio. Un’altra situazione frequente si verifica quando i sintomi di astinenza non vengono riconosciuti come tali e vengono interpretati come segni di una nuova condizione clinica, portando all’introduzione di ulteriori psicofarmaci. Queste ripetute aggiunte e rimozioni possono contribuire allo sviluppo del kindling(3).

Per ridurre il rischio di sensibilizzazione progressiva, la letteratura sottolinea l’importanza di evitare oscillazioni ripetute e brusche nel trattamento. Cambiamenti frequenti, interruzioni improvvise e cicli ravvicinati di sospensione e ripresa rappresentano stimoli che possono aumentare la reattività del sistema nervoso. Al contrario, passaggi più graduali, condizioni di maggiore stabilità fisiologica e una riduzione delle variazioni rapide tendono a essere meno destabilizzanti (4).

In sintesi, dopo cicli ripetuti di assunzione e sospensione, il cervello può diventare più sensibile e meno stabile. È come se “imparasse” a reagire in modo sempre più intenso all’assenza del farmaco, rendendo ogni tentativo successivo di sospensione più difficile da sostenere (6).

Come sottolineiamo spesso, per ridurre il rischio di sintomi di astinenza — che potrebbero rendere necessaria la reintegrazione del farmaco o l’introduzione di ulteriori psicofarmaci — è fondamentale che la sospensione avvenga in modo lento e graduale, sotto la supervisione di un medico esperto.

 

Effetto kindling o sintomi di astinenza?

Un aspetto importante da considerare è che, in un sistema nervoso già altamente sensibilizzato, l’introduzione di ulteriori psicofarmaci nel tentativo di alleviare i sintomi può, in alcuni casi, peggiorare sensibilmente la situazione. Quando il sistema è in uno stato di iper-reattività, ogni nuova molecola o variazione farmacologica può rappresentare un ulteriore stimolo destabilizzante, con il rischio di amplificare i sintomi invece di attenuarli (3).

Per questo motivo, quando non è ancora chiaro se i sintomi siano dovuti a un processo di kindling oppure a una sindrome da astinenza, la letteratura suggerisce un principio generale di cautela: se si decide di verificare l’ipotesi dell’astinenza reintegrando il farmaco sospeso, è preferibile farlo con una quantità molto piccola, sempre sotto supervisione medica. Una dose minima riduce il rischio di sovraccaricare un sistema già sensibilizzato e permette di osservare con maggiore precisione la direzione della risposta (3).

Se i sintomi si attenuano, è probabile che fossero legati all’astinenza, e la dose può essere aggiustata gradualmente. Se invece i sintomi peggiorano, questo può suggerire una condizione di sensibilizzazione: in tali casi, l’uso di una dose molto bassa può limitare l’impatto sul sistema nervoso e ridurre il rischio di ulteriori reazioni avverse (8).

 

Qual è la percentuale di persone colpite dal Kindling?

Al momento non ci sono numeri o percentuali disponibili su quante persone soffrano di kindling. Il motivo è che il fenomeno non è ancora riconosciuto come diagnosi ufficiale, perciò non viene registrato nei sistemi sanitari né studiato in modo sistematico (3).

Inoltre, i suoi sintomi possono assomigliare molto a:

  • effetti collaterali dei farmaci
  • sintomi di astinenza
  • ricadute del disturbo originario per il quale era stato intrapreso l’uso degli psicofarmaci

Per questo spesso non viene identificato come sensibilizzazione, ma interpretato in altri modi (2).

Infine, mancano studi che seguano nel tempo le persone che assumono psicofarmaci per capire quante sviluppano sensibilizzazione dopo cambi o sospensioni ripetute (4).

 

Quali sono i sintomi con cui si manifesta il kindling?

Il kindling può manifestarsi attraverso un insieme eterogeneo di sintomi che riflettono un aumento della reattività del sistema nervoso (1,5).

  • Sul piano neurologico possono comparire ipereccitabilità, tremori, sensazioni di instabilità, ipersensibilità a stimoli sensoriali come rumori, luci o odori, parestesie o sensazioni simili a “scosse elettriche”, oltre a disturbi del sonno fino all’insonnia marcata (3).
  • Dal punto di vista psicologico ed emotivo, molte persone riportano ansia intensa, irritabilità, agitazione, una persistente sensazione di allarme interno, oscillazioni dell’umore e una maggiore vulnerabilità a sintomi depressivi o a ricadute rapide (3).
  • Sul piano cognitivo possono emergere difficoltà di concentrazione, sensazioni di confusione o “mente annebbiata” e una ridotta tolleranza allo stress (2).
  • A livello fisico, sono frequenti palpitazioni, sudorazione, nausea, disturbi gastrointestinali e un diffuso senso di malessere (3).

Nel loro insieme, questi segnali delineano un quadro di crescente sensibilizzazione del sistema nervoso, che tende a reagire in modo amplificato e meno prevedibile a stimoli che in precedenza erano ben tollerati (6).

 

Come si sentono le persone che sperimentano il kindling?

Chi attraversa un processo di kindling spesso racconta di percepire il proprio sistema nervoso come più fragile, reattivo ed esposto. Non si tratta di un cambiamento improvviso, ma di una trasformazione graduale: giorno dopo giorno, ciò che prima era tollerabile inizia a pesare di più, e stimoli un tempo irrilevanti diventano difficili da gestire (3).

Molte persone descrivono una sensazione di allerta costante, come se il corpo rispondesse a un pericolo invisibile. Rumori, luci, odori o minime variazioni dell’ambiente possono apparire amplificati. Il sonno diventa leggero e frammentato, la stanchezza si accumula, e possono comparire tremori, palpitazioni o scosse interne difficili da spiegare a chi non le ha mai provate (3).

Sul piano emotivo, l’esperienza può essere altrettanto intensa. L’ansia può emergere senza un motivo apparente, l’umore oscillare rapidamente, e la capacità di reggere lo stress quotidiano ridursi. Alcune persone parlano di una nuova “vulnerabilità emotiva”, una sensibilità inattesa che rende più difficile affrontare anche piccoli imprevisti (2).

Anche la mente può apparire meno limpida: concentrarsi richiede più sforzo, i pensieri sembrano meno ordinati e la sensazione di “mente annebbiata” può diventare una sensazione indesiderata che accompagna le giornate (6). Tutto questo può generare frustrazione, smarrimento e, talvolta, un senso di solitudine — non per mancanza di persone intorno, ma perché è difficile trovare parole che rendano davvero l’idea di ciò che si sta vivendo.

In questo contesto, non è raro che la sofferenza emotiva diventi molto intensa. Alcune persone raccontano di sentirsi sopraffatte, come se il proprio margine di tolleranza si fosse assottigliato. È importante ricordare, però, che provare sofferenza non significa essere soli né senza possibilità di sostegno: quando il carico emotivo diventa pesante, parlare con qualcuno di fiducia o con un professionista può fare una grande differenza. La sofferenza, anche quando sembra travolgente, può essere condivisa e accompagnata (3).

Nel complesso, chi vive il kindling descrive un’esperienza fatta di ipersensibilità, instabilità e fatica, ma anche di ricerca di equilibrio: tentativi quotidiani di comprendere ciò che accade e di trovare modi per attraversarlo. Raccontarlo con parole proprie è spesso il primo passo per sentirsi meno isolati e riconoscere che, anche nella complessità, esistono percorsi di supporto e possibilità di sollievo (4).

 

Che cosa possono fare le persone per alleviare il kindling?

Chi sperimenta fenomeni di kindling può trarre beneficio da strategie che aiutano il sistema nervoso a ritrovare una certa stabilità. In generale, molte persone riferiscono che a fare la differenza non sono interventi drastici, ma una serie di accorgimenti costanti che riducono la pressione sul sistema nervoso e ne favoriscono il recupero (3).

Un primo elemento riguarda il ritmo dei cambiamenti farmacologici: evitare oscillazioni rapide, variazioni improvvise o cicli ripetuti di sospensione e ripresa può contribuire a ridurre la sensibilizzazione. Quando è necessario modificare un trattamento, molte persone trovano più tollerabili transizioni lente e graduali, sempre sotto la supervisione di un medico esperto, così da non sovraccaricare un sistema già reattivo (2).

Accanto agli aspetti farmacologici, un ruolo importante è svolto dalla regolarità della vita quotidiana. Un sonno stabile, un’alimentazione regolare, la riduzione dello stress e routine prevedibili possono aiutare a diminuire l’iper-reattività del sistema nervoso. Anche attività che favoriscono la calma fisiologica — respirazione lenta, movimento dolce, pause frequenti, contatto con ambienti tranquilli — possono contribuire a rendere i sintomi più gestibili (3).

Molte persone trovano utile anche dare un senso a ciò che accade: comprendere che la propria reattività non è una “colpa”, ma un effetto del processo di sensibilizzazione. Questo può ridurre paura e confusione, e aiutare a orientarsi meglio nelle proprie sensazioni. Parlare con qualcuno di fiducia, condividere l’esperienza o cercare supporto professionale può offrire un contenimento emotivo prezioso quando la sofferenza diventa intensa (3).

Nel complesso, alleviare il kindling significa ridurre gli stimoli destabilizzanti e aumentare quelli che favoriscono stabilità e recupero. Non esiste una soluzione immediata, ma un insieme di piccoli passi che, nel tempo, possono aiutare il sistema nervoso a ritrovare un margine di equilibrio (4).

 

Conclusioni

Il kindling è un fenomeno ancora poco riconosciuto, ma fondamentale per capire perché alcune persone incontrino crescenti difficoltà a sospendere o modificare uno psicofarmaco. Non deriva da problemi di natura psicologica od organica che originano nell’individuo, ma è il risultato di un sistema nervoso che, dopo molte oscillazioni farmacologiche, diventa più sensibile e meno stabile. 

Conoscerlo permette di interpretare meglio i sintomi, evitare cambi bruschi e adottare strategie più graduali e rispettose dei tempi del corpo. Parlare di kindling significa dare un nome a un’esperienza spesso fraintesa e promuovere una cultura della cura più attenta, prudente e informata.

 

Bibliografia

(1) Goddard, G. V. (1967). Development of epileptic seizures through brain stimulation at low intensity.

(2) Post, R. M., & Weiss, S. R. B. (1988). Sensitization and Kindling: Implications for the Evolution of Psychiatric Symptomatology.

(3) Maviglia, M., Cooeyate, N., Hume, D., & Guerra, L. (2024). Kindling in psychopharmacology: Unveiling an overlooked clinical challenge with significant implications.

(4) Post, R. M. (2021). The Kindling/Sensitization Model and Early Life Stress.

(5) McNamara, J. O., Bonhaus, D. W., Crain, B. J., Gellman, R. L., & Shin, C. (1992). Biochemical and Pharmacologic Studies of Neurotransmitters in the Kindling Model.

(6) Post, R. M. (2016). The kindling/sensitization model and the pathophysiology of bipolar disorder.

(7) Goddard, G. V., McIntyre, D. C., & Leech, C. K. (1969). A permanent change in brain function resulting from daily electrical stimulation.

(8) Maviglia, M. (2024). Astinenza e Kindling: “purgatorio e inferno” – Come evitare i peccati mortali della psicofarmacologia. Mad in Italy

 

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Ha inoltre tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici". Recentemente, insieme a Marcello Maviglia e Miriam Gandolfi, ha pubblicato il libro "Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché. Costruire un percorso personalizzato ed efficace.