Il caso Clancy: il sistema psichiatrico sotto accusa – Psicosi postpartum o iatrogenesi? La lettura scomoda di Peter Breggin

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Laura Guerra

IMPORTANTE: Questo articolo ha unicamente finalità informative e non è una esortazione alla sospensione degli psicofarmaci.

“Gli psicofarmaci possono causare reazioni di astinenza, talvolta includendo reazioni emotive che minacciano la vita e problemi di astinenza fisici. In breve non è solo pericoloso cominciare ad assumere psicofarmaci, ma è anche pericoloso sospenderli.
La sospensione degli psicofarmaci dovrebbe essere eseguita sotto una attenta e collaudata supervisione clinica”. (cit. Peter Breggin)

Psicosi postpartum o iatrogenesi? La lettura scomoda di Peter Breggin

Il caso Clancy: il sistema psichiatrico sotto accusa

In questi giorni, negli Stati Uniti, è in corso il processo a Lindsay Clancy, la madre che nel gennaio del 2023 nello Stato del Massachusetts, ha ucciso i suoi tre bambini in tenera età, tentando subito dopo il suicidio gettandosi da una finestra, riportando una paralisi permanente dalla vita in giu. Le posizioni degli avvocati e dell’opinione pubblica sono molteplici, ma vale la pena analizzare l’accaduto da un punto di vista diverso: quello proposto dallo psichiatra Peter Breggin, che invita a considerare il ruolo del trattamento farmacologico che ha preceduto i fatti.

Breggin articola la sua critica attraverso tre pilastri principali, tutti documentati nella letteratura che ha prodotto:

  • Principio della disabilitazione cerebrale: secondo Breggin, gli psicofarmaci non correggono squilibri, ma producono una forma di disfunzione cerebrale che può alterare profondamente il funzionamento mentale (1,2).
  • Intossicazione‑anosognosia (“medication spellbinding”): i farmaci possono indurre una sopravvalutazione del proprio stato mentale e una sottovalutazione dei rischi, fino a comportamenti estremi come violenza, impulsività o suicidio. La persona, in altre parole, non si rende conto di essere alterata (2,3).
  • Reazioni avverse specifiche degli antidepressivi SSRI: Breggin documenta casi di agitazione, mania, ossessioni intrusive, akathisia e comportamenti violenti associati agli SSRI, soprattutto quando prescritti in combinazione con altri psicofarmaci (2,4).

In diverse opere, Breggin descrive come gli psicofarmaci possano indurre comportamenti criminali o violenti anche in persone senza precedenti, proprio perché alterano il giudizio, la percezione di sé e la capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Queste considerazioni non si limitano a descrivere una teoria minoritaria: preparano il terreno alla domanda cruciale che attraversa l’intero caso Clancy, ovvero se ci troviamo davanti a una psicosi postpartum o a una condizione indotta dal trattamento stesso.

 

La tesi centrale di Breggin: una tragedia “indotta dal trattamento”

Per Breggin, gli omicidi non sono il risultato di una volontà omicida né di una psicosi postpartum “spontanea”, bensì l’esito di una polifarmacoterapia intensa e destabilizzante.

Nelle sue analisi pubbliche, sostiene che Clancy avrebbe ricevuto oltre 30 prescrizioni psicofarmacologiche in 4 mesi, comprendenti antidepressivi, ansiolitici, antipsicotici e sedativi.

Secondo lui, questo cocktail avrebbe prodotto:

  • sedazione profonda e rallentamento cognitivo (1,2,5)
  • disorganizzazione del pensiero (2,3,6)
  • distacco emotivo (2,7,8)
  • perdita della capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni (2,4,9)

In altre parole, Clancy sarebbe stata “farmacologicamente compromessa”, incapace di intendere e di volere nel senso clinico, non giuridico.

Questa interpretazione si inserisce nella critica più ampia di Breggin alla psichiatria contemporanea, che considera eccessivamente dipendente da protocolli farmacologici standardizzati e poco attenta agli effetti cumulativi dei farmaci.

 

Il nodo della responsabilità: individuo o sistema?

Una parte rilevante della lettura di Breggin riguarda la responsabilità morale e clinica. Nella sua prospettiva, la responsabilità primaria non ricade sulla madre, ma sul sistema psichiatrico, che avrebbe:

  • prescritto farmaci in modo rapido e cumulativo (1,2,10)
  • ignorato segnali di peggioramento (2,3,6)
  • interpretato ogni sintomo come indicazione per aggiungere un nuovo farmaco (2,5,7)
  • trascurato gli interventi non farmacologici e il supporto familiare (1,7,11)

Questa posizione è coerente con la sua critica storica alla psichiatria biologica, che Breggin considera una pratica in grado di indurre stati mentali pericolosi attraverso l’alterazione dei processi neuropsicologici.

 

Il dibattito più ampio: psicosi postpartum o iatrogenesi?

La maggior parte degli psichiatri e dei periti coinvolti nel caso parla di psicosi postpartum, una condizione rara ma documentata, che può includere deliri, disorganizzazione e comportamenti violenti.

La posizione di Breggin, che si discosta da questa tesi, solleva interrogativi rilevanti:

  • Quanto è sicuro combinare più psicofarmaci in tempi brevi? (1,2,10,12)
  • Quali effetti cognitivi e comportamentali possono emergere da sedazioni prolungate? (1,2,13,14)
  • Come valutare la responsabilità clinica quando un trattamento compromette la capacità di giudizio? (2,3,6,14,15)

Questi interrogativi sono centrali nel dibattito contemporaneo sulla sicurezza dei trattamenti psichiatrici e sulla gestione dei disturbi perinatali.

 

Perché il caso Clancy riguarda anche il contesto italiano

Sebbene il caso sia americano, le questioni sollevate da Breggin sono rilevanti anche nel nostro contesto:

  • l’aumento delle prescrizioni multiple,
  • la tendenza a trattare sintomi complessi con protocolli standardizzati,
  • la difficoltà di riconoscere effetti avversi cognitivi e comportamentali,
  • la scarsità di percorsi non farmacologici realmente accessibili.

Il caso Clancy diventa così un punto di osservazione per riflettere sul rapporto tra cura, farmaci e responsabilità clinica.

 

Bibliografia

(1) Breggin, P. R. (1997). Brain-Disabling Treatments in Psychiatry: Drugs, Electroshock, and the Psychopharmaceutical Complex. Springer Publishing

(2) Breggin, P. R. (2008). Medication Madness: The Role of Psychiatric Drugs in Cases of Violence, Suicide, and Crime. St. Martin’s Press

(3) Breggin, P. R. (2013). Psychiatric Drug Withdrawal: A Guide for Prescribers, Therapists, Patients and Their Families. Springer

Tradotto in italiano come:

Breggin, P. R. (2018). La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie. Giovanni Fioriti Editore

(4) Breggin, P. R. (2004). “Suicidality, Violence and Mania Caused by Selective Serotonin Reuptake Inhibitors (SSRIs): A Review and Analysis.” International Journal of Risk & Safety in Medicine, 16(1), 31–49.

(5) Glenmullen, J. (2000). Prozac Backlash. Simon & Schuster

(6) Healy, D. (2012). Pharmageddon. University of California Press.

(7) Breggin, P. R. (1991). Toxic Psychiatry. St. Martin’s Press

(8) Price, J., Cole, V., & Goodwin, G. (2009). “Emotional side-effects of SSRIs.” British Journal of Psychiatry, 195(3), 211–217.

(9) Healy, D. (2004). “SSRIs and Violence.” Journal of the Royal Society of Medicine, 97(9), 439–443.

(10) Whitaker, R. (2010). Anatomy of an Epidemic. Crown

(11) Kirsch, I. (2009). The Emperor’s New Drugs. Basic Books

(12) ASCP Task Force on Psychiatric Polypharmacy (2026). Consensus report

(13) Price, J., Cole, V., & Goodwin, G. (2009). “Emotional side-effects of SSRIs.” British Journal of Psychiatry, 195(3), 211–217.

(14) Jerjes, W., & Majeed, A. (2025). “Polypharmacy as a Chronic Condition: A Diagnostic Mindset for Safer and Smarter Care.” Journal of Clinical Medicine, 14(20), 7388

(15) Jerjes, W., & Majeed, A. (2025). “Polypharmacy as a Chronic Condition: A Diagnostic Mindset for Safer and Smarter Care.” Journal of Clinical Medicine, 14(20), 7388

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Ha inoltre tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici". Recentemente, insieme a Marcello Maviglia e Miriam Gandolfi, ha pubblicato il libro "Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché. Costruire un percorso personalizzato ed efficace.