Antidepressivi e PSSD: sessualità a rischio in adolescenti e adulti

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Laura Guerra

Antidepressivi e PSSD: sessualità a rischio in adolescenti e adulti

Negli ultimi vent’anni l’uso degli antidepressivi è cresciuto in modo costante in Europa e nel mondo. In molti Paesi il consumo è raddoppiato, in alcuni addirittura triplicato, soprattutto tra giovani adulti e adolescenti. Gli antidepressivi SSRI e gli SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e noradrenalina rispettivamente) sono diventati farmaci di uso comune: prescritti dal medico di base, dal neurologo, dallo psichiatra, talvolta anche per disturbi diversi dalla depressione (ansia, disturbi alimentari, dolore cronico, disturbi premestruali) (1).

Eppure, mentre il loro impiego aumenta, molte persone non ricevono un consenso informato completo, cioè una comunicazione chiara e aggiornata sui potenziali benefici e rischi del trattamento. Le persone vengono informate degli effetti più noti — nausea, insonnia, aumento di peso, calo della libido durante il trattamento — ma quasi mai ricevono una spiegazione chiara riguardo a un rischio più complesso, invalidante e meno conosciuto: la PSSD (Post‑SSRI Sexual Dysfunction), la disfunzione sessuale post‑SSRI o SNRI, una condizione in cui i sintomi sessuali possono persistere dopo la sospensione del farmaco (2).

Molti pazienti riferiscono di non aver ricevuto alcuna informazione riguardo alla possibilità che i sintomi sessuali possano persistere dopo la sospensione del farmaco al momento della firma del consenso informato.

 

Come funzionano gli antidepressivi?

I genitori e i ragazzi devono essere informati che la depressione non è causata da una scarsa concentrazione di serotonina, e che può essere affrontata con interventi psicoterapeutici di qualità.

Gli antidepressivi non intervengono sulle cause della depressione, ma solamente sui suoi sintomi. Possono attenuare l’intensità emotiva e migliorare temporaneamente il tono dell’umore, ma in alcune persone producono anche un certo appiattimento o distacco emotivo.

Con l’uso prolungato possono comparire fenomeni di assuefazione e tolleranza, che rendono necessaria una sospensione graduale per evitare sintomi di astinenza e, nel tempo, possono ridurre l’efficacia del trattamento, richiedendo un aumento del dosaggio o un cambio di molecola. Inoltre, non mancano effetti collaterali che possono incidere sulla qualità della vita (3,4,5).

Il loro uso, quando non evitabile, dovrebbe essere limitato alla gestione dei sintomi acuti della depressione e successivamente ridotto in modo lento e graduale, sotto la supervisione di un medico esperto, così da permettere a una psicoterapia di qualità di affrontare le cause profonde della sofferenza.

Tenendo conto dei potenziali effetti collaterali, alcuni dei quali possono perdurare per un periodo di tempo indefinito — come nel caso della PSSD — è importante adottare particolare prudenza negli adolescenti e nei giovani adulti. In questa fascia d’età la sessualità è in fase di sviluppo, e l’esposizione agli antidepressivi potrebbe interferire con la piena maturazione della loro esperienza sessuale (2,6).

Che cos’è la PSSD?

La PSSD, o disfunzione sessuale post‑SSRI, è una preoccupante reazione avversa persistente agli antidepressivi SSRI o SNRI. Si caratterizza per un insieme di sintomi sessuali che persistono o insorgono dopo la sospensione del farmaco e che non sono spiegabili da depressione residua, comorbidità o altri fattori psicologici. Può colpire entrambi i sessi.

La PSSD, tuttavia, non riguarda soltanto la sfera sessuale, ma può configurarsi come una condizione caratterizzata dalla mancanza o dall’affievolimento delle sensazioni di pacere, che si estende all’intera vita affettiva. Ne derivano una riduzione della responsività emotiva, dell’esperienza di gratificazione e della capacità di provare piacere anche in contesti non sessuali (2,7,8).

 

Quanto è diffusa la PSSD? Il problema della prevalenza

La prevalenza reale della PSSD non è ancora nota, ma ciò non significa che il problema sia raro: significa che non abbiamo ancora dati epidemiologici affidabili. Le evidenze disponibili mostrano che la persistenza dei sintomi sessuali dopo sospensione degli SSRI/SNRI è documentata, talvolta con percentuali elevate, ma sempre in coorti selezionate, non rappresentative della popolazione generale.

Perché non conosciamo la prevalenza reale?

Le ragioni di tale mancanza sono molteplici e includono:

  • Mancanza di studi epidemiologici adeguati: gli editoriali scientifici sottolineano che non esistono studi prospettici o di popolazione.
  • Difficoltà nel distinguere PSSD da sintomi depressivi: la diagnosi richiede criteri specifici (es. ipoestesia genitale), spesso non valutati nei trial.
  • Scarsa segnalazione da parte dei pazienti: imbarazzo, mancanza di consapevolezza del legame con il farmaco.
  • Scarsa consapevolezza dei clinici: molti medici non conoscono la PSSD o la attribuiscono a fattori psicologici.
  • Riconoscimento regolatorio tardivo: autorità regolatorie europee come l’EMA (European Medicines Agency) non riconoscevano ufficialmente la possibilità che gli antidepressivi SSRI/SNRI potessero causare disfunzioni sessuali persistenti dopo la sospensione. Solo nel 2019 l’EMA ha aggiornato le etichette dei farmaci (i foglietti illustrativi) inserendo la possibilità di disfunzioni sessuali durante il trattamento, e soprattutto la possibilità che questi sintomi possano continuare anche dopo la sospensione (9).

Quali sono le cause della PSSD? Meccanismi fisiopatologici ipotizzati

La fisiopatologia della PSSD non è ancora definita. Le ipotesi più studiate riguardano alterazioni persistenti dei sistemi che regolano sensibilità, piacere e libido: recettori della serotonina meno reattivi, cambiamenti nei neurosteroidi, modifiche epigenetiche che influenzano i circuiti del piacere e una trasmissione serotoninergica sbilanciata.

Più dettagliatamente:
Desensibilizzazione dei recettori 5‑HT1A
Implicata nella modulazione della sensibilità genitale e della risposta sessuale.
Alterazioni dei neurosteroidi (es. allopregnanolone)
Gli SSRI modulano la 5α‑reduttasi, con possibili effetti sulla percezione del piacere.
Modificazioni epigenetiche
Possibile down‑regulation persistente dei circuiti dopaminergici mesolimbici.
Alterazioni della trasmissione serotoninergica
Coinvolgimento dei recettori 5‑HT2A/2C nella soppressione della libido.

Questi meccanismi non si escludono a vicenda, ma potrebbero contribuire in modo sinergico (10,11,12).

 

Come si diagnostica la PSSD

La diagnosi della PSSD è complessa: la condizione non dispone di biomarcatori, non ha una codifica diagnostica ufficiale e viene spesso confusa con sintomi depressivi residui o con fattori psicologici non correlati. Molti prescrittori, non conoscendo la sindrome o non avendola mai incontrata, tendono a interpretare i sintomi come manifestazioni della depressione, dell’ansia o di problematiche relazionali, contribuendo così alla sottostima del fenomeno.

Distinguere la PSSD dalla disfunzione sessuale associata alla depressione richiede una valutazione clinica strutturata, basata su criteri specifici. I criteri diagnostici proposti nel 2022 includono:

  • Ipoestesia genitale (riduzione della sensibilità) o anestesia tattile
  • Riduzione marcata della libido
  • Orgasmo attenuato o anedonico, con incapacità di provare soddisfazione o piacere
  • Disfunzione erettile o difficoltà di eccitazione
  • Alterazioni della risposta emotiva al piacere

La valutazione diagnostica deve inoltre considerare:

  • Temporalità dei sintomi, verificando la loro insorgenza durante o dopo l’assunzione dell’antidepressivo e la persistenza dopo la sospensione
  • Presenza di segni somatici specifici, in particolare l’ipoestesia genitale
  • Esclusione di una ricaduta depressiva, tramite strumenti validati
  • Anamnesi farmacologica dettagliata, includendo durata del trattamento, dosaggi e terapie concomitanti

Poiché gli antidepressivi possono frequentemente causare disfunzione sessuale durante il trattamento — sintomi che di norma si risolvono dopo la sospensione — la persistenza della disfunzione sessuale oltre le 4–6 settimane dalla fine del trattamento rappresenta un criterio importante per orientare la diagnosi di PSSD, in assenza di altre cause organiche o psicologiche che possano spiegare i sintomi.

Come già sottolineato, la diagnosi rimane clinica, in assenza di biomarcatori (7,8,13).

 

Ci sono cure per la PSSD?

Al momento non esiste una cura ufficiale per la PSSD. La medicina non ha ancora individuato un trattamento che funzioni in modo chiaro e affidabile per tutti. La ricerca è ancora agli inizi e la condizione è stata riconosciuta tardi, quindi gli studi disponibili sono pochi.

Sono in corso studi su farmaci che stimolano la dopamina, perché questo sistema è legato al piacere e alla motivazione. Altri lavori stanno indagando il ruolo dei neurosteroidi o l’utilizzo del laser nella zona genitale. Tuttavia, nessuno di questi approcci ha dimostrato un’efficacia comprovata (8,12).

Detto questo, non significa che non ci siano speranze: significa che siamo in una fase in cui si sta cercando di capire meglio cosa succede nel corpo e quali terapie potrebbero aiutare.

 

Che cosa possono fare le persone con PSSD per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita?

La PSSD è una condizione complessa, ma molte persone riescono comunque a migliorare la propria qualità di vita lavorando su più fronti. Non esiste una cura definitiva, però esistono strategie che, nel tempo, possono ridurre la sofferenza e rendere la quotidianità più gestibile.

La prima area riguarda lo stile di vita: stabilizzare il sonno, fare attività fisica regolare e ridurre alcol e cannabis aiuta a sostenere l’energia, l’umore e la regolazione ormonale. Anche una valutazione medica di base può essere utile, non per “curare” la PSSD, ma per correggere eventuali fattori che la peggiorano. Alcune persone trovano beneficio anche nel lavoro sul pavimento pelvico, che migliora la percezione corporea e la circolazione.

La seconda area è psicologica. La PSSD è reale, ma l’ansia, la ruminazione e il monitoraggio continuo dei sintomi possono amplificarne l’impatto. Imparare a ridurre l’attenzione ossessiva sul problema, lavorare sulla gestione dell’ansia e avere un supporto psicologico competente aiuta a ritrovare stabilità emotiva e a non sentirsi schiacciati dalla condizione.

La terza area riguarda la vita relazionale e sessuale. Molte persone scoprono che, pur con sintomi persistenti, è possibile vivere una sessualità diversa ma comunque soddisfacente. Spostare il focus dal solo aspetto genitale al piacere corporeo nella sua totalità, comunicare apertamente con il partner e sperimentare forme di intimità meno basate sulla performance permette di recuperare connessione e serenità.

Infine, informarsi in modo equilibrato e confrontarsi con altre pesone — anche sui social — aiuta a non sentirsi soli. Seguire la ricerca senza trasformarla in un’ossessione dà un senso di orientamento senza aumentare l’ansia. (2,12,14,15)

 

Conclusioni

La PSSD è una condizione rara ma reale, ancora troppo poco riconosciuta e spesso assente nel consenso informato. Il fatto che possa comparire anche dopo un uso molto breve di antidepressivi — e che in alcuni casi i sintomi possano durare mesi, anni o un tempo non definitoimpone una prudenza molto maggiore nella prescrizione, soprattutto quando si parla di adolescenti e giovani adulti, la cui sessualità è in pieno sviluppo.

Per questo è indispensabile una comunicazione trasparente: chi assume un antidepressivo deve sapere non solo quali benefici può aspettarsi, ma anche quali rischi riguardano la sfera sessuale e l’identità in formazione. La tutela dei pazienti passa da qui: informare meglio, prescrivere con maggiore cautela, monitorare con attenzione e sostenere una ricerca che colmi finalmente il ritardo accumulato.

Proteggere le persone significa restituire loro consapevolezza e autonomia. Una cura che non rispetta la dignità del paziente non può essere considerata una cura.

 

Bibliografia

  • Bindel, L.J., Seifert, R. (2026). Antidepressant use in Europe: past trends, prescribing habits, and predictions up to 2030. Analisi dettagliata dei trend di consumo, con aumenti fino al +157% in alcuni Paesi europei.
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  • Kirsch I. et al. Initial severity and antidepressant benefits: a meta-analysis of data submitted to the FDA. PLoS Medicine, 2008.
  • Moncrieff J., Kirsch I. Efficacy of antidepressants in adults. BMJ, 2005.
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  • National Institute for Health and Care Excellence (NICE) Depression in children and young people: identification and management.
  • Ben-Sheetrit J., Aizenberg D., Hermesh H., Weizman A. Post-SSRI sexual dysfunction: clinical characterization and preliminary assessment of contributory factors. Journal of Clinical Psychopharmacology, 2015.
  • Healy D., Mangin D. Post-SSRI Sexual Dysfunction (PSSD): Diagnostic Criteria and Clinical Considerations. International Journal of Risk & Safety in Medicine, 2022.
  • European Medicines Agency (EMA) Direct Healthcare Professional Communication (DHPC) – Sexual dysfunction with SSRIs and SNRIs may persist after discontinuation. EMA, 2019.
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  • Meyer T., et al. Exercise and mental health: evidence for prevention and treatment of depression. Current Opinion in Psychiatry, 2020.
  • Volkow N.D., et al. Effects of cannabis use on human behavior, cognition, motivation and brain function. New England Journal of Medicine, 2014.