L’iperdiagnosi sui bambini

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Laura Guerra

Pubblichiamo l’articolo della dott.ssa Ludovica Turchetti, logopedista, sul fenomeno devastante che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede e che riguarda le varie diagnosi psichiatriche nei bambini.

L’IPERDIAGNOSI SUI BAMBINI
Dott.ssa Ludovica Turchetti, Logopedista

L’idea della legge 170/2010 all’inizio non era affatto male, è nata quando tanti insegnanti, non tutti sia chiaro, ormai erano marciti, quando l’assenza di etica e umanità piangeva disperata urlando (la legge 170 del 2010 riconosce dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia come DSA, acronimo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, cioè quelle difficoltà che riguardano lettura, scrittura e calcolo, ndr).

SEI UN INCAPACE, UN ASINO, TI TENGO ALLE ELEMENTARI TUTTA LA VITA, e chi ne ha più ne metta, vita vera, io c’ero. Quella legge è nata per tutelare questi bambini, i buoni a nulla, quelli che non riuscendo accendevano tutte le frustrazioni di tanti insegnanti. Nella sostanza poteva essere una bellissima idea, ma gli sviluppi sono stati orripilanti. Un po’ li ha tutelati, ma solo nella forma, nessuno ha capito che la legge 170/2010 è il risultato di un MACRO FALLIMENTO.

Quegli insegnanti non possono più dire quelle cose terribili, ma continuano a pensarle e a comportarsi di conseguenza, con qualche informazione spiccia in più addosso. Nutrono e alimentano disistima, sfiducia e distacco, appena emerge la fatica nella lettura e nella scrittura tirano fuori il cartellino rosso.

Si consideri inoltre che quasi tutte le diagnosi neuropsichiatriche sono basate sul nulla pneumatico, una sfilza di test che raramente considera la difficoltà scolastica fisiologica, e la dimensione emotiva del bambino soprattutto. La diagnosi medica è l’unica carta che permette all’insegnante ottuso di gestire un bambino, altrimenti il nulla.

Il limite non è del bambino, è loro, e non lo hanno ancora capito, né loro, né tanti altri. Tanti insegnanti, non tutti, continuo a ribadirlo, sfoggiano la strada della neurodiagnosi come fossero un po’ medici: QUI È IL CASO DI APPROFONDIRE, e tanti genitori cedono, quasi tutti non sanno che la neurodiagnosi non è obbligatoria, eseguono, per paura e smarrimento.

Invece di investire in cartaccia da Invalsi che si investa in formazione COME GESTIRE
UN BAMBINO IN DIFFICOLTÀ, il problema vuole continuare a essere quello dei nostri ragazzi, l’adulto ne esce immacolato, anche un po’ dottore. Grazie alla legge 170/2010 in una classe di 22 bambini solitamente minimo 4 hanno cucita addosso una neurodiagnosi. Per chi non lo sapesse, tra di loro, i bambini, si chiamano così, normali e dislessici, alla faccia dell’inclusione.

Nel 1970 Luigi Comencini, regista splendido, raccontava in televisione la storia di Maurizio che viveva in un quartiere povero di Roma. Maurizio frequentava una classe differenziale, perché aveva problemi cognitivi e comportamentali, faceva fatica a fare tutto, viene pure bocciato due volte, una dalla scuola e una dalla vita, faceva fatica a studiare e a stare al mondo, e aveva ragione, il padre beveva ed era violento. Detestava andare a scuola e Comencini gli regalò una bicicletta per alleggerirgli la cosa, ma nulla, collezionava disastri e ire del padre che una notte gliela rompe pure.

Una vita fa, io nasco dopo due anni, e la storia sa di bianco e nero e arretratezza, ma ci arriveremo, io lo dico sempre, torneremo alle classi differenziali, e lo faremo in grande, già me le immagino, scuola paritaria per DSA, venite! Rulli di tamburo, qui si che i vostri figli deficitari e più o meno disturbati saranno felici e seguiti a dovere! Includiamo! Festeggiamo la giornata del calzino spaiato a ruota! Meraviglia!

Qualcosa del genere esiste già, timido, ma spunta fuori felice. Sarà inevitabile, certi genitori si sentiranno finalmente capiti e riempiremo le istituzioni di tutor e santoni, di progetti didattici personalizzati e di bambini come Maurizio che sapranno di far parte di una scuola differenziata per DSA, che magari non saranno bocciati, ma trattati perlopiù come idioti, quello sempre, che sapranno che in una scuola – normale – non ci potevano stare, che rimarranno un po’ scemi a vita, la loro autostima si accartoccerà in mille pezzi, hai voglia dire che hanno un’intelligenza alternativa e che sono molto sensibili, stanno nella fuffa e nell’ignoranza più mortificante, esattamente come cinquant’anni fa, anzi peggio, nell’era dell’influencer, del reality e del marketing più spietato, un’era zuccherata da un sapore fasullo e posticcio, tutto fintamente colorato, certificato e infiocchettato a dovere, nello sfascio definitivo, e manca poco, alle scuole differenziate l’imprenditore più scaltro ci
sta pensando ora.

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".