Storia della mia rinascita – Sarei potuta impazzire

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L’autrice, Chiara Cattaneo, sottolinea una realtà inconfutabile: dal disagio emotivo si può guarire. Ma il suo racconto va al di là della guarigione intesa come mera riduzione o assenza di sintomi.

Ci ricorda che è possibile scoprire un percorso di rinascita a livello fisico, psicologico e sociale, che rispecchia il proprio progetto di vita, attraverso il soddisfacimento delle proprie aspirazioni e non quello imposto dalle vedute e dai pregiudizi dettati esclusivamente da una visione organicista della salute mentale. (Marcello Maviglia)

Storia della mia rinascita

(sarei potuta “impazzire”*)

di Chiara Cattaneo

(*so perfettamente che pazzia e normalità non esistono, il termine “impazzire” è virgolettato e volutamente usato in modo provocatorio per arrivare diritto alla “pancia”)

La mia storia con il DB (disturbo bipolare o forse a questo punto, con più consapevolezza critica, potrei dire con la sofferenza psichica) inizia (complice una famiglia altamente disfunzionale, soprattutto mio padre) molto presto, fin dai 5\6 anni.

Ricordo alti e bassi continui, talvolta senza apparente motivo, con sensazioni che andavano dall’angoscia più cupa all’esaltazione e all’iperattività… la ritenevo una cosa normale, non conoscendo altro.

Con il passare degli anni ho cominciato però a pensare che le altre persone non potessero provare sensazioni così forti, intense e contrastanti come quelle che provavo io perché io neanche sforzandomi all’inverosimile sarei mai riuscita ad avere il comportamento apparentemente equilibrato che gli altri mostravano quasi sempre.

Ricordo di avere iniziato a provare una forte rabbia nei confronti dei miei genitori che non riuscivano a “vedermi” e a comprendere il mio dolore, che ancora all’epoca non riuscivo ad esternare.

Con il senno di poi ritengo che questa sia stata in realtà la mia fortuna perché, se fino da allora fossi stata affidata a psichiatri infantili o simili, avrei davvero rischiato irrimediabilmente di rovinarmi la vita mentre così ho avuto una infanzia un po’ difficile ma “intensa”, senza venire stordita da farmaci che avrebbero potuto ottundere la mia mente in una fase così delicata come quella dello sviluppo.

Leggendo l’allucinante abuso di psicofarmaci che ad oggi gli psichiatri americani compiono sui bambini (come ho letto nel libro di Peter Breggin La sospensione degli psicofarmaci) mi si accappona la pelle pensando a quello che ho rischiato…

Dall’età di 16 anni (quando finalmente riesco a chiedere aiuto) ho iniziato il mio personale percorso psicoterapeutico e psichiatrico con assunzione saltuaria (mai continuativa) di antidepressivi e stabilizzatori dell’umore.

Ben presto le vorticose montagne russe cui il DB mi sottopone mi portano ad un deciso sfinimento psichico, soprattutto le fasi depressive (che nel mio caso sono sempre state particolarmente impattanti). Nonostante tutto riesco comunque a raggiungere tutti gli obiettivi che mi ero prefissa: dalla laurea, alla specializzazione, alla convivenza, all’acquisto di una casa, all’avvio della mia professione.

Solo oggi mi è chiaro, come in realtà lo era già alla me bambina, anche se in modo “solo” intuitivo (da bambini siamo molto in più contatto con il nostro vero io), che quella non fosse assolutamente la strada giusta per me e che sicuramente questo percorso “sbagliato” ha inciso pesantemente sulle mie fasi depressive e ha condizionato negativamente tutta la mia vita.

Ho sempre sentito di essere “diversa” (oggi so che ognuno di noi lo è dagli altri, ma allora non lo avevo ancora realizzato a pieno) e per questo ho sempre cercato di mimetizzarmi il più possibile con le altre persone, per rendermi meno attaccabile possibile e devo dire a tale proposito che solo oggi riesco a vivere serenamente e pienamente la mia unicità.

Comunque, per andare avanti con la mia narrazione, all’età di 46 anni, dopo avere perso un bambino e avere tentato infruttuosamente ben 4 fecondazioni assistite senza alcun risultato, cado in una crisi depressiva particolarmente impattante, aggravata dalla successiva perdita del mio compagno (dopo 20 anni di vita assieme), dalla perdita della mia casa e di molti amici che, vista la mala parata, mi hanno letteralmente “abbandonata”, alcuni anche dopo avermi profondamente ferita.

In conseguenza a questa profondissima crisi esistenziale prima ancora che depressiva, ho la sfortuna di imbattermi in due differenti CSM con conseguenze che saranno devastanti sia per la mia vita che per la mia salute.

Da persona fiduciosa nella medicina (di cui però essendo medico\dentista conoscevo i numerosi limiti) mi ero sempre prima di allora affidata abbastanza serenamente alle cure della “psichiatria classica” dalla quale dopo questa esperienza allucinante mi discosterò invece moltissimo.

Al primo CSM sbagliano completamente diagnosi ma, al di là di questo aspetto, mi somministrano una terapia fatta di antipsicotici, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore così forte che avrebbe steso un cavallo, il tutto senza alcun tipo di consenso informato circa gli effetti collaterali cui sarei andata e\o potuta andare incontro.

Abbastanza rapidamente perdo completamente lucidità, ma proprio per questo non mi rendo assolutamente conto di averla persa (Effetto incantesimo del farmaco, ndr) e cerco affannosamente di portare avanti la mia vita quotidiana con effetti disastrosi sia sul piano lavorativo (anche a causa di queste cure incongrue perderò il lavoro) che per la mia ed altrui sicurezza, visto che continuo a guidare in autostrada (per motivi di lavoro) con riflessi notevolmente alterati e avverto spesso forte la sensazione (reale) di stare rischiando la vita…

La mia denuncia in questo caso è duplice: sia per la somministrazione di terapie troppo forti che in realtà non fanno altro che stordire la persona e dunque non rappresentano assolutamente un aiuto, ma anzi un freno alla guarigione personale, e anche per la mancanza totale di consenso informato che da medico so essere un diritto assoluto di ogni paziente ed un dovere di ogni medico.

In relazione all’eccesso di terapia cui sono stata sottoposta basti pensare che io non ho quasi ricordi di due interi anni di vita

Causa pandemia mi vedo costretta (visto che ho enormi problemi a gestire il mio quotidiano) a trasferirmi momentaneamente dai miei genitori e cambiare CSM dove (a questo punto devo dire fortunatamente e poi capirete perché) vengo trattata da un neo-specializzato presuntuoso e privo di qualunque empatia, che (tutt’ora non capisco perché) da una dose di 300 mg di litio al giorno (utilizzati da più di un anno e con litiemia corretta) mi porta ad una dose di 1200 mg al giorno in nemmeno un mese e senza eseguire alcun esame di controllo.

Nell’arco di un mese non solo la mia lucidità che già prima vacillava è completamente azzerata, ma a causa dell’intossicazione da litio a cui mi porta (arrivo a 1.7 di litiemia) ho difficoltà a mantenere l’equilibrio, non riesco quasi più a camminare, cado più volte dalla bicicletta, non riesco quasi più ad articolare parola e ho anche allucinazioni visive…

I miei familiari ed amici ritengono per la maggior parte che questo sia l’aggravarsi della mia “malattia” e solo alcuni intuiscono che invece molto del mio stato sia in realtà causato dalla terapia stessa

Questo stato di cose mi porta ad un ricovero volontario di una settimana, non TSO (trattamento sanitario obbligatorio, ndr) per fortuna, anche se il “dottorino” mi minaccia in tal senso, per consentire ai medici di “ripulirmi” il sangue dall’eccesso di litio e riportarmi ad una condizione di normalità.

Dopo questo ricovero per fortuna alcuni amici ed i miei fratelli riescono a convincere dopo estenuanti trattative mio padre, che nel frattempo si era fatto nominare mio AdS (amministratore di sostegno, ndr) per il deterioramento delle mie capacità cognitive, e aveva potere decisionale non solo sugli aspetti economici, ma anche su quelli di cura e che voleva lasciarmi al CSM) a portarmi da una psichiatra privata che fortunatamente intuisce la mia condizione e inizia lentamente ma progressivamente a diminuire fino ad eliminare totalmente gli antipsicotici prima e poi anche gli ansiolitici.

Grazie a questa lenta ma progressiva eliminazione di quasi tutti i farmaci e anche al preziosissimo aiuto della mia psicoterapeuta io anche se lentamente, e con enorme difficoltà riesco, nell’arco di due anni, a recuperare non solo la lucidità perduta, ma anche la mia progettualità e la voglia di fare e a riaffacciarmi a quella vita che non solo il mio disagio psichico, ma soprattutto la terapia eccessiva ed incongrua mi stavano per togliere definitivamente.

Da allora ho cercato di rileggere tutta la mia storia in modo più consapevole e critico comprendendo quanto del disagio psichico fosse stato in realtà determinato dalle mie scelte e dal mio desiderio di uniformarmi e di essere accettata, quando invece il percorso che avrei dovuto fare sarebbe stato quello di accettare fin dall’inizio la mia unicità e dunque trovare la “mia strada”, rispettando la mia natura e non contrastandola (come in realtà avevo intuito fin da piccola senza però “ascoltarmi”).

Dopo questa esperienza ho avuto un approccio molto più critico nei confronti dei farmaci, cui prima mi affidavo completamente quasi “a peso morto” per aiutarmi a sopportare situazioni che invece avrei dovuto cercare di cambiare appoggiandomi al farmaco solo per tamponare la fase acuta del disagio, ma poi cercando di comprendere i reali motivi del mio malessere e agendo di conseguenza a favore di un cambiamento strutturale della mia vita.

Attualmente sono in Africa per una missione umanitaria (come avrei voluto fare nei miei desideri di bambina che adesso ho deciso finalmente di seguire) alla ricerca di un modus vivendi più in linea con ciò che sono io nel mio profondo e in grado di soddisfare le mie esigenze più vere. Ho provato a venire qui ad Aprile per due settimane e ho notato quasi subito un grandissimo miglioramento a livello sia del tono dell’umore che dell’energia personale (se il disagio psichico avesse solo o prevalentemente cause organiche io non avrei dovuto avvertire nessun cambiamento).

Da lì ho trovato il coraggio di provare davvero a dare una svolta alla mia vita nella direzione a me più congeniale e sono tornata per restare (per ora) 4\5 mesi.

Nei due anni trascorsi come utente al CSM ho dovuto affrontare due esperienze allucinanti che non avrei mai pensato di dovere vivere in vita mia (e che non pensavo a dire il vero nemmeno esistessero) e che sono state: da un lato l’assegnazione di un amministratore di sostegno di cui mi sono per fortuna definitivamente liberata da circa un mese (dopo oltre tre anni da incubo), dall’altro la degenza in TSV (trattamento sanitario volontario) nel reparto psichiatrico della città dove risiedevo in conseguenza all’intossicazione da litio provocata da un neo-specializzato, che è stato attualmente opportunamente segnalato (denunciarlo non si può perché, anche se teoricamente ho rischiato la vita, “purtroppo” non ho riportato danni permanenti).

Di questi due fatti se vorrete scriverò più diffusamente in seguito.

Questa è stata la mia personale esperienza di vita, non voglio assolutamente con essa insegnare niente a nessuno né rappresentare un esempio, ma solo condividere con voi alcune mie riflessioni e alcune convinzioni che sono arrivata a maturare nel mio percorso, che non è stato fatto solo di delusioni e di sofferenze (che qui descrivo) ma, come per tutti noi spero, anche di enormi gioie ed amore.

Bibliografia

Peter Breggin. La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie. Traduzione del libro di Laura Guerra per Naviganti, Fioriti Editore

La sospensione degli psicofarmaci, un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie – Mad in Italy (mad-in-italy.com)

Laura Guerra. Effetto incantesimo del farmaco (anosognosia da intossicazione). Mad in Italy, 19 Luglio 2019

Effetto incantesimo del farmaco (anosognosia da intossicazione) – Mad in Italy (mad-in-italy.com)

 

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Chiara Cattaneo nata a Massa Carrara nel 1972. All’età di 18 anni mi trasferisco a Siena per frequentare l’Università di Odontoiatria e dove conseguo anche la specializzazione in Ortodonzia. Una volta laureata vado a vivere nella cittadina di Poggibonsi dove attualmente ancora abita il mio ex-compagno con cui acquisto una casa nel mezzo delle meravigliose colline del chianti che tutt’ora mi porto nel cuore. Sono stata diagnosticata come fortemente soggetta a depressione dall’età di 16 anni e solo a 46 mi è stata fatta la diagnosi di bipolarismo 2. Dopo esperienze abbastanza devastanti con la psichiatria classica me ne sono abbastanza discostata anche se ritengo tutt’ora valido l’aiuto degli psicofarmaci nelle fasi acute della sofferenza psichica.