Antipsicotici: risultati migliori con trattamento a breve termine o nessun trattamento

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IMPORTANTE: Gli psicofarmaci possono causare reazioni da sospensione, talvolta includendo reazioni emotive che minacciano la vita e problemi di astinenza fisici.  La sospensione degli psicofarmaci dovrebbe essere eseguita attentamente sotto una collaudata supervisione clinica e accompagnata da una buona psicoterapia per affrotare i problemi che ne avevano fatto intraprendere l’uso.

Nel video la dott.ssa Joanna Moncrieff  afferma, con cognizione di causa, che  il  percorso  clinico, nell’arco tra i 10 e 20 anni, di individui  con diagnosi di “psicosi” o di “schizofrenia”, rivela che coloro che non vengono sottoposti a trattamento farmacologico, o ricevono un trattamento blando con uso intermittente di antipsicotici, mostrano una ripresa ed un  reinserimento nel tessuto sociale superiori   a coloro che sono stati sottoposti a trattamenti farmacologici  giornalieri e di lunga durata, come indicato dalle linee guida.

Si potrebbe speculare a tal proposito che il gruppo non sottoposto a trattamento farmacologico abbia patologie meno severe del gruppo che riceve un trattamento continuo. Tuttavia, tenendo in considerazione questo aspetto, i dati dimostrano che i risultati sono indipendenti dalla severità della diagnosi.

È anche doveroso sottolineare che quando si cerca di valutare l’efficacia degli antipsicotici, gli studi “naturalistici” non possono dar prove definitive, perché le diverse condizioni e caratteristiche di base individuali immancabilmente influenzano i risultati.

Per evitare che queste variabili non influenzino i risultati occorrono studi “randomizzati” nei quali persone con disturbi di diversa gravità vengono distribuiti in maniera equa, creando quindi gruppi tra loro comparabili che permettano di studiare l’effetto del trattamento per un periodo di tempo adeguato.

Ci sono evidenze che l’uso degli antipsicotici possa alterare in modo permanente le funzioni cerebrali?

L’uso a lungo termine degli antipsicotici può provocare diversi effetti collaterali, tra cui un problema neurologico chiamato discinesia tardiva, che si manifesta con movimenti della bocca e della faccia incontrollabili. Nei casi più severi i movimenti possono riguardare anche le braccia e le gambe.

La discinesia tardiva si manifesta soprattutto alla sospensione del trattamento degli antipsicotici e di sovente continua in assenza di trattamento. Questo dimostra che il farmaco ha prodotto danni irreversibili al sistema nervoso.

Molti studi hanno dimostrato anche che la discinesia tardiva è associata a un decadimento di danno cognitivo ed intellettivo.

Ci sono evidenze che suggeriscono che gli antipsicotici fanno aumentare di peso o sviluppare il diabete?

Tutti gli antipsicotici, in diversa misura, fanno aumentare di peso e alcuni di essi in modo particolare. Tra questi, l’olanzapina (Zyprexa) e la clozapina possono provocare un  aumento di peso consistente.

L’aumento di peso è provocato dal fatto che gli antipsicotici interferiscono col normale metabolismo del glucosio e dei grassi, alterandolo.

Ci sono evidenze che dimostrano che gli antipsicotici aumentano l’incidenza dei problemi cardiaci  e morte prematura?

Ci sono numerosi dati che dimostrano che gli antipsicotici aumentano di 5 volte la probabilità di morte improvvisa per attacco di cuore rispetto a chi non fa uso di questi farmaci.

È raro morire di morte improvvisa per un attacco cardiaco, ma gli antipsicotici aumentano, senza dubbio, il rischio.

Gli antipsicotici sono associati anche all’ischemia cardiaca, che può essere legata all’aumento di peso, oltre al fatto che le persone che ricevono la diagnosi di schizofrenia di solito fumano molto e conducono una vita sedentaria.

Per quali condizioni vengono prescritti gli antipsicotici?

Vengono prescritti anche per l’ansia e la depressione?

Inizialmente, gli antipsicotici erano prescritti per condizioni severe come le psicosi e la schizofrenia, ma negli ultimi anni l’utilizzo di questi farmaci si è allargato al trattamento di molti altri disturbi emotivi.

Il Seroquel (quetiapina) ha ottenuto la licenza per il trattamento della depressione che non risponde adequatamente  ad altri farmaci.

Oltretutto, gli antipsicotici vengono utilizzati off-label, cioè per disturbi per cui non hanno ricevuto l’autorizzazione e per i quali non c’è stata una ricerca clinica, come lo stress, insonnia, ansia, depressione ed altri disturbi emotivi.

Informazioni più estese possono essere trovate nel libro di Joanna Moncrieff Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antisicotici (traduzione di Laura Guerra)

 

Note sull’autrice del libro Le pillole più amare:

La Dr.ssa Joanna Moncrieff è docente presso la University College di Londra. È una delle fondatrici e co-presidentessa della Critical Psychiatry Network. Ha scritto tre libri: The Bitterest Pills qui tradotto e presentato come Le pillole più amare, The Myth of the Chemical Cure e A Straight Talking Introduction to Psychiatric Drugs.

Bibliografia:

Joanna Moncrieff. Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici. (Nov 2020). Giovanni Fioriti Editore
Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici – di Joanna Moncrieff – Mad in Italy (mad-in-italy.com)

 

 

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".