Ti rifiuti di mettere la mascherina in classe? Ti faccio il TSO!!

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Laura Guerra

Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile.
Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie".
Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".

 

Pubblichiamo l’articolo che ci perviene dal Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa

Abbiamo appreso dai giornali che uno studente di 18 anni di Fano è stato ricoverato in Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) perché non voleva indossare la mascherina in classe.

Siamo sconcertati e ci vergogniamo dell’operato delle Istituzioni. Davvero non si poteva agire diversamente? Bisognava proprio attuare un TSO?

Il dirigente scolastico dell’Istituto ha dichiarato che il ricovero coatto sarebbe stato fatto per fare riflettere e per educare il ragazzo che, a detta degli insegnanti, ha un ottimo rendimento scolastico ed è benvoluto dai compagni.

Su cosa esattamente doveva riflettere? Sul fatto che pensarla in modo diverso sia una colpa? Usare il TSO per educare, ma si può parlare di educazione quando si sta obbligando una persona a ricoverarsi contro la sua volontà?

Non hanno capito che forse si trattava di una provocazione? Che forse il ragazzo era stanco di studiare e vivere così? Che forse voleva comunicare la sua difficoltà e lanciare un messaggio ai compagni?

Come sempre è la persona che è malata e non si mette mai in discussione il contesto ma ci si affida alla psichiatria. Rivendicarsi di utilizzare il trattamento sanitario per reprimere, punire e rieducare chi ha comportamenti non adeguati e fuori dagli schemi ecco il vero scopo del potere psichiatrico e delle istituzioni che vi si affidano.

E il sindaco di Fano? Si giustifica dicendo che la firma del sindaco è soltanto un atto formale, ma ha verificato se sussistevano le 3 condizioni per attuare il TSO?

La legge 180/78 stabilisce che il trattamento sanitario obbligatorio deve essere disposto con provvedimento del Sindaco del Comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da uno psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica.

Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il Sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio il quale deve notificare il provvedimento e decidere se convalidarlo o meno entro 48 ore.

Il TSO si può effettuare se si presentano contemporaneamente tre condizioni:
– quando la persona si trova in alterazione psichica tale da richiedere urgenti interventi terapeutici
– quando tali interventi terapeutici vengono rifiutati dalla persona
– quando tali interventi non si possono garantire nel proprio domicilio

Premesso che per noi il TSO andrebbe abolito, in questo caso non ci sembra pertinente e legittimo attuare un trattamento sanitario obbligatorio, sottrarre lo studente con un’ambulanza.

Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.

Molto spesso prima arriva l’ ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico (SPDC) e poi viene fatto partire il provvedimento; accade anche che il paziente non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario).

Persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO.

La vicenda di Fano crea un precedente preoccupante nell’uso della repressione come metodo educativo. Dato l’elevato numero di ricoveri coatti praticati ogni anno in Italia, non possiamo fare a meno di chiederci: appena un individuo si discosta da quella che i più definiscono normalità è a rischio TSO?

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa antipsichiatriapisa@inventati.org / www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".