“Siamo tutti MAD!” – Un appello per lo sviluppo di una rete internazionale tra gli affiliati MAD

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Marcello Maviglia

Marcello Maviglia, psichiatra e specialista in tossicodipendenza, si interessa di problemi di salute mentale nel contesto dei determinanti della salute in generale e dei principi che facilitano il Recovery degli individui.

 

L’articolo di Marcello Maviglia, pubblicato su Mad in America, è un invito alla creazione di una rete internazionale degli affiliati Mad dei diversi paesi.

Ci auguriamo di poter collaborare a livello globale per il miglioramento dei servizi di salute mentale.

Di Marcello Maviglia

Sono molto grato agli amministratori di Mad in America per aver invitato Mad in Italy a scrivere un blog sul possibile sviluppo di una rete di supporto tra tutti gli affiliati “MAD” in tutto il mondo. (qui l’articolo su Mad in America)

Un simile progetto sembra essere particolarmente cruciale durante l’attuale pandemia in cui i sistemi di sanità pubblica dell’intero pianeta sono impegnati in una guerra contro Covid-19, mentre allo stesso tempo continuano ad essere minati dalle iniziative di privatizzazione che stanno anche smantellando anche i sistemi di welfare.

Mentre riflettevo su questo quadro così cupo, ho appreso che un colosso farmaceutico internazionale si sta cimentando in un processo di monopolizzazione del sistema di formazione professionale della medicina italiana.

Il recente accordo tra SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) e Sanofi SA, una società farmaceutica multinazionale francese con sede a Parigi, delega essenzialmente la formazione professionale degli specializzandi alla multinazionale francese.

Senza dubbio, questo spostamento, già in atto in tutto il mondo, cambierà radicalmente il grado di obiettività ed indipendenza della formazione professionale e può essere interpretato come un altro passo sostanziale verso la privatizzazione del sistema medico italiano, in un momento critico in cui, invece, avremmo bisogno di ulteriori risorse nel settore sella sanità pubblica.

Ampliando il discorso, mi sono imbattuto casualmente in diversi articoli incentrati sulle cosiddette “malattie della disperazione “, caratterizzate da abuso di sostanze, alti tassi di overdose e problemi fisici, le cui cause essenziali sono identificabili nella cupa prospettiva socioeconomica.

Questa è particolarmente grave per gli individui di mezza età e per gli anziani. Tuttavia, l’attuale pandemia ha svelato enormi disparità di classe e gli indicatori economici attualmente sfavorevoli prevedono che le “malattie della disperazione” si espanderanno progressivamente ad altre fasce di età in quasi tutti i paesi del mondo.

Una delle possibili e più pericolose conseguenze, basata sulle pratiche correnti, è che questo diffuso disagio emotivo potrebbe essere affrontato con un uso ingiustificato degli psicofarmaci e di pratiche coercitive (ad esempio il trattamento ambulatoriale assistito).

In effetti, ci sono sempre più testimonianze che queste pratiche vengono utilizzate con una frequenza sempre più alta durante l’attuale crisi del sistema di salute pubblica, nel contesto della quasi totale trascuratezza dei determinanti psicosociali del disagio emotivo.

Il team di Mad in Italy, come tutti gli affiliati “MAD”, ha consistentemente dato rilevanza a questi temi.

Laura Guerra, farmacologa, ha ampiamente affrontato le problematiche legate all’utilizzo imprudente degli psicofarmaci; Dan Monticelli, esperto nel campo della cannabis e con una sostanziale comprensione personale del disagio emotivo, ha cercato di chiarire i principi scientifici alla base dell’utilizzo della cannabis per le sindromi di dolore cronico e per il disagio emotivo; nel mio ruolo di psichiatra, con esperienza nel campo della sanità pubblica e delle dipendenze, ho cercato di stabilire un dialogo continuo sulla diffusione del concetto e delle pratiche del Recovery (inteso come percorso di vita verso il raggiungimento di obiettivi individuali e di una buona qualità di vita) e sullo sviluppo di una rete affidabile di specialisti alla pari sul territorio.

Inoltre, sin dall’inizio, abbiamo cercato di coinvolgere il pubblico italiano partecipando attivamente ai più popolari gruppi online di salute mentale. Abbiamo organizzato conferenze, presentato relazioni sulle priorità più urgenti dei servizi di salute mentale, partecipato ad interviste online, tradotto lavori letteratura specializzata e pubblicato libri su argomenti di salute mentale. In questo processo siamo diventati consapevoli dei nostri punti di forza e, allo stesso tempo, della necessità di migliorare.

Lavorando insieme, ci siamo resi conto che uno dei nostri maggiori punti di forza è la nostra posizione in diverse aree geografiche: Laura Guerra a Bolzano (Italia), Dan Monticelli a Las Vegas, Nevada (USA), ed io in Albuquerque, New Mexico (USA). Vivere in diverse realtà ci offre una visione più ampia di quella che potrebbe derivare da una esperienza omogenea nella realtà italiana.

Le nostre conversazioni spesso si concentrano su aspetti specifici dei sistemi di salute mentale locali e nazionali e ci forniscono spunti su cosa pubblicare e come analizzare notizie e dati. In questa ottica, ulteriori prospettive di esperti da altre parti del mondo ci aiuterebbero a contribuire in modo più efficace ai dibattiti e alle iniziative riguardanti la salute mentale in Italia. Riteniamo che questo supporto possa essere creato rafforzando la rete di scambi tra gli affiliati e gli amici di Mad in America.

Ci sembra sensato che, nel clima della corrente globalizzazione della medicina e della psichiatria, il modo migliore per costruire consenso e un’agenda alternativi sia lo sviluppo di una energica rete internazionale che promuova iniziative e progetti comuni e fornisca il supporto e il feedback necessari per le iniziative locali.

In realtà si può facilmente immaginare tutti gli affiliati della “MAD” collaborare insieme in un’atmosfera di supporto reciproco su iniziative o progetti. Questa collaborazione potrebbe includere lo sviluppo di progetti di ricerca “alternativa” alle sperimentazioni randomizzate convenzionali con particolare attenzione ai modelli di recupero, alla dismissione degli psicofarmaci e ai determinanti sociali e culturali della salute. In questo contesto, si incoraggerà la partecipazione degli utenti in diverse parti del mondo.

Naturalmente, l’istituzione di una tale rete richiederà incontri online periodici in cui si condivideranno le nostre esperienze come membri di MAD, si esprimeranno le nostre esigenze, e ci si darà supporto reciproco a livello professionale e personale, assieme allo sviluppo di piano per la creazione di una rete “MAD International”.