Recensione al libro”Asperger? ti insegno io chi sono io”

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Maria Quarato

La dottoressa Maria Quarato, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, ha conseguito la laurea in Psicologia Clinica ad indirizzo neuropsicologico a Padova e il titolo di Psicoterapeuta presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interazionista.
Per anni cultrice della materia ed assistente alla cattedra di Psicologia Clinica e Psicoterapia, dipartimento di Psicologia Generale Università degli Studi di Padova.
Ha partecipato ad un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale, promosso dal Miur, Ministero Istruzione, Università e Ricerca .
Autrice di diversi articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali e nazionali.
Attualmente docente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interazionista e Presidente “Ediveria”, Associazione per la ricerca internazionale e la consulenza “dell’udire voci” con sede a Vienna.
Da anni si occupa di ricerca e psicoterapia dell’udire voci, dineuropossibilità e complessità esistenziali, di processi migratori e di epistemologia delle scienze cliniche della psiche.

Ci sono psicologi curiosi, coraggiosi, consapevoli che esistono tante menti, sfumature esistenziali, forme di felicità variegata, quanto variegata può essere l’infelicità e si preoccupano di comprendere i significati esistenziali e i bisogni individuali per ognuno delle persone che incontrano in studio, solerti anche nel costruire, per ognuna di queste menti, soluzioni concordate con l’interlocutore che chiede consulenza; soluzioni sempre uniche, nuove, non replicabili, innovative. Poi ci sono gli psicologi spaventati da un lavoro così complicato, che amano mettere tutti in caselle prestabilite da un gruppo di umani che, in modo dogmatico, ha deciso che dobbiamo assomigliarci tutti per non incorrere nel rischio di essere etichettati come matti o folli, dividendo così il mondo in due: i sani di mente e i malati. Psicologi che temono la diversità, il difficilmente comprensibile, al punto che prontamente urlano alla malattia, pur trattandosi di diversità culturale, sociale, teorica e semantica; psicologi confusi che chiamano lo psichiatra organicista per sedare menti fuori produzione in serie solo perché  non riescono, queste menti originali, a costruire felicità sul modello che la pubblicità o le norme sociali e morali offrono loro.

La prima categoria di psicologi si assume il rischio di non riuscire a comprendere l’interlocutore portatore di una mente originale appena conosciuto, e se non gli riesce subito, gli chiede di raccontarsi meglio, lavorando così sulla costruzione di una relazione a due, facendo domande, ascoltando con attenzione le risposte, pronti a rispondere altrettanto.

La seconda categoria, i diagnosticanti, invece, non si preoccupano di conoscere il loro interlocutore per cercare soluzioni adeguate, ma osservano l’interlocutore con l’unico intento di scovare difetti, il guasto, quello che non funziona per incasellare, dissolvere l’unicità, per dare un nome pseudo scientifico alle sfumature del vivere, per somministrare psicofarmaci, sperando di ricomporre frammenti in un prodotto seriale.

In questo orizzonte professionale, la dott.ssa Mazzini, psicologa e psicoterapeuta interazionista, lavora accettando la sfida di non conoscere a priori i suoi interlocutori; prende la diagnosi di Asperger e la usa solo come un modo per far conoscere uno dei variegati mondi della neuro possibilità: senza generalizzare, ci dice che dietro il nome “ Asperger” (diagnosi peraltro inventata a Vienna durante il periodo nazista per catalogare le persone scomode per il regime) ci sono persone, individui unici, non replicabili, come non replicabile lo siamo tutti, e ci insegna che la diversità neuropsicologica non vuol dire necessariamente malattia: lascia parlare, raccontare, persone che hanno voglia di spiegarsi meglio, chiarendoci i loro bisogni, ambizioni, necessità, abilità, difficoltà, configurazione del mondo, sfumature multiformi dell’esistere celate dietro il nome Asperger.

Chi può raccontare cosa vuol dirsi sentirsi “Asperger” se non chi decide e sente di aderire ed appartenere a questa categoria neuropsicologica? La dottoressa Mazzini offre loro uno spazio prezioso umano e narrativo, che ci consente di comprendere alcune neuro possibilità senza considerarle aliene o malattie da cui si deve guarire. Così scopriamo che come tanti, le persone definite Asperger cercano solo un gruppo di appartenenza per non sentirsi sbagliati nel mondo, cercano un’identità coerente, includibile nella società trovando strategie di comunicazione efficaci.

Ci viene quasi il dubbio alla fine del libro che non ci sarebbe neanche bisogno di utilizzare un’etichetta neuropsicologica se non si vivesse nella dittatura della normalità con sospetto di fittizie psicomalattie; non avremmo bisogno di incasellamenti se fossimo tutti protagonisti e co-costruttori di una società includente rispettosa delle differenti sfumature esistenziali altrui, invece si è spesso spettatori di un modello di normalità fittizia, costruita a tavolino da pochi, lontana dalle esperienze multiple, variegate di ognuno. E non ci sarebbe neanche bisogno di dividere gli psicologi in due categorie: comprendenti e diagnosticanti, se non si fosse inventato, storicamente e socialmente, l’errore di considerare le menti ammalabili.

La Mazzini ha sempre lavorato con quelle sfumature esistenziali che chiamano disabilità e sa bene che la partita si vince quando si cercano le abilità, le possibilità nonostante e comunque i limiti che, a chi meno e chi più, è dato a tutti di incontrare nel percorso di vita in varie forme. Sa bene che Asperger è una neuro possibilità e non una malattia, e come tutte le possibilità sono di arricchimento all’umanità nella misura in cui si cerca di conoscere e comprendere, includere, piuttosto che diagnosticare, emarginare, controllare con psicofarmaci.

Ma la Mazzini sa anche bene che non tutti hanno voglia di comprendere ed approfondire l’umano, così offre ai suoi ragazzi la possibilità di spiegarsi meglio a chi non li ha ancora compresi, ci porge tra le mani un libro che sussurra vita e non un manuale in cui si costruisce e diagnostica malattia, come troppo spesso accade per pigrizia professionale degli psicologi diagnosticanti, e non è certo un caso che il libro sia stato pubblicato dalla casa Editrice La Fabbrica dei Segni, che ha come obiettivo quello di offrire lavoro a persone con difficoltà esistenziali di varia natura, includendoli nella nostra società,  consapevoli che le cose sono difficili solo fino a quando non si prova a farle. E sia la dottoressa Mazzini che i suoi ragazzi sanno “fare” e ci dicono come, liberandoci dalle prigionie del pensiero iatrogeno.

 

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La dottoressa Maria Quarato, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, ha conseguito la laurea in Psicologia Clinica ad indirizzo neuropsicologico a Padova e il titolo di Psicoterapeuta presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interazionista. Per anni cultrice della materia ed assistente alla cattedra di Psicologia Clinica e Psicoterapia, dipartimento di Psicologia Generale Università degli Studi di Padova. Ha partecipato ad un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale, promosso dal Miur, Ministero Istruzione, Università e Ricerca . Autrice di diversi articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali e nazionali. Attualmente docente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interazionista e Presidente “Ediveria”, Associazione per la ricerca internazionale e la consulenza “dell’udire voci” con sede a Vienna. Da anni si occupa di ricerca e psicoterapia dell’udire voci, di neuropossibilità e complessità esistenziali, di processi migratori e di epistemologia delle scienze cliniche della psiche.