Uso mirato degli psicofarmaci – Le pillole di MAD

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Laura Guerra

Le Pillole di MAD – Presentazione del nuovo format

Le Pillole di MAD è il nuovo spazio dedicato a brevi articoli che condensano, in poche righe, i temi essenziali della critica psichiatrica. Un formato agile, pensato per offrire informazioni chiare, immediate e documentate, senza rinunciare alla profondità che caratterizza MAD. Ogni pillola affronta un concetto chiave: miti da sfatare, pratiche da discutere, idee da ripensare. Un modo semplice e accessibile per orientarsi nella complessità della salute mentale, con lo sguardo indipendente che da sempre contraddistingue MAD.

 

Uso mirato degli psicofarmaci

Quando si parla di psicofarmaci, il dibattito tende a polarizzarsi: da una parte chi li considera indispensabili, dall’altra chi vorrebbe evitarli del tutto. In realtà esiste una via più equilibrata e più vicina all’esperienza concreta delle persone: l’uso mirato degli psicofarmaci.

L’idea è semplice: i farmaci possono essere utili, a volte necessari, ma non dovrebbero diventare la risposta automatica a ogni forma di sofferenza psichica. Un uso mirato significa scegliere quando servono davvero, per quanto tempo e con quale attenzione.

Perché è importante parlarne

Gli psicofarmaci possono aiutare a superare momenti difficili, ma comportano anche rischi spesso sottovalutati. Non sono interventi neutri: modificano l’equilibrio neurochimico del cervello e, proprio per questo, le fasi di cambiamento del trattamento — aumenti, riduzioni, switch o sospensioni — possono generare reazioni intense che vengono facilmente scambiate per un “ritorno del disturbo”. In realtà, si tratta spesso di effetti del farmaco, non della sofferenza originaria.

Quando assunti per lunghi periodi, gli psicofarmaci possono inoltre cronicizzare i disturbi, rendendo più difficile il recupero spontaneo, e provocare effetti collaterali che abbassano la qualità della vita: aumento di peso, sedazione, problemi metabolici, alterazioni emotive, riduzione della motivazione, oltre a possibili danni ad organi come reni, cuore e tiroide. Riconoscere questi rischi è essenziale per usare i farmaci con maggiore consapevolezza e per evitare che un aiuto temporaneo si trasformi in un problema aggiuntivo.

Un percorso che non si basa solo sui farmaci

L’uso mirato non significa “resistere da soli” o rinunciare all’aiuto. Significa integrare il farmaco in un percorso più ampio, che includa:

  • una buona psicoterapia
  • la comprensione delle cause del disagio
  • il lavoro sulle relazioni e sulla storia personale
  • strategie di regolazione emotiva

Il farmaco può attenuare la sofferenza acuta, ma non può risolvere ciò che l’ha generata.

La sospensione in sicurezza

Quando il farmaco non è più necessario, la sospensione deve essere lenta, graduale e monitorata, seguendo metodi che riducano il rischio di sintomi da astinenza. Una sospensione in sicurezza permette alla persona di ritrovare il proprio equilibrio senza crisi improvvise e di dedicare energie al lavoro psicoterapeutico.

Significa anche dare al cervello il tempo di riadattarsi dopo mesi o anni di trattamento: una riduzione troppo rapida può provocare reazioni intense che vengono facilmente scambiate per un “ritorno del disturbo”. Procedere con cautela, invece, aiuta a distinguere gli effetti del farmaco dalla sofferenza originaria e rende la sospensione un passaggio più stabile e sostenibile.

In sintesi: l’uso mirato degli psicofarmaci

L’uso mirato degli psicofarmaci è un approccio che:

  • evita prescrizioni automatiche, utilizzando i farmaci solo quando servono davvero
  • protegge dalle reazioni avverse delle variazioni di dosaggio, le fasi più delicate del trattamento
  • valorizza la psicoterapia, che affronta le cause profonde del disagio
  • sostiene un percorso di cambiamento reale e duraturo, in cui il farmaco è uno strumento temporaneo e non il centro della cura

Non è un “pro” o “contro” i farmaci: è un modo più consapevole, prudente e rispettoso di usarli, mettendo al centro la persona e la sua storia.

 

Bibliografia

  1. Moncrieff, Joanna. The Myth of the Chemical Cure. Una critica fondamentale all’idea dello “squilibrio chimico” e al modello centrato sulla malattia.
  2. Whitaker, Robert. Anatomy of an Epidemic. Analisi dell’aumento delle disabilità psichiatriche nell’era degli psicofarmaci e dei rischi di cronicizzazione.
  3. Breggin, Peter R. Psychiatric Drug Withdrawal. Testo chiave sulla sospensione graduale e sui sintomi da astinenza indotti dai farmaci.
  4. Moncrieff, Joanna & Horowitz, Mark. Deprescribing Psychotropic Drugs. Linee guida scientifiche per riduzioni lente, sicure e personalizzate.
  5. Maviglia, Marcello; Guerra, Laura; Gandolfi, Miriam. Sospendere gli psicofarmaci: come e perché? Approccio italiano aggiornato, centrato sulla persona e sul percorso di sospensione in sicurezza.

 

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Ha inoltre tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici". Recentemente, insieme a Marcello Maviglia e Miriam Gandolfi, ha pubblicato il libro "Sospendere gli psicofarmaci: Come e perché. Costruire un percorso personalizzato ed efficace.