MARCO CREA– VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

0
225
Laura Guerra

MARCO CREA – VERITÀ PER UNA MORTE IN SPDC

Marco Crea entra volontariamente nello SPDC di Padova il 15 febbraio 2024 per chiedere aiuto. Sei giorni dopo muore, dopo contenzione meccanica e sedazione pesante. La famiglia contesta da subito la versione dei fatti e oggi, grazie all’opposizione all’archiviazione, cinque medici sono indagati per omicidio colposo. Continuiamo a seguire il caso per ottenere una ricostruzione chiara di ciò che è accaduto in quei sei giorni.

(il testo è stato riformattato dalla nostra redazione di Mad in Italy, con l’aggiunta del grassetto per evidenziare alcuni punti chiave)

 

Il 15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero. Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.

Non conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato a un letto, in una contenzione forzata.

In quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre. Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni, in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere: interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe ad allontanarsi.

La mattina seguente però, all’alba del 21 febbraio, lo richiamano urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza respiratoria”.

La famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici. Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di archiviazione.

Ad aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe dunque essere stato letale.

Come collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa brutta storia

Sappiamo quanto può essere importante ottenere una risposta, una ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d’ospedale e imbottito di psicofarmaci.

 

 Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

via San Lorenzo 38, 56100 Pisa

[email protected]

www.artaudpisa.noblogs.org

3357002669