Depressione e serotonina: nessun legame! – Quali implicazioni per le terapie dei disturbi psichici?

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Depressione e serotonina: nessun legame! – Quali implicazioni per le terapie dei disturbi psichici?

Qualche settimana fa è stata pubblicata su Molecular Psychiatry un’importante ricerca sul legame tra i livelli di serotonina e la depressione. (1) Gli autori, Joanna Moncrieff e Mark Horowith, hanno dimostrato che la depressione non è legata a una bassa concentrazione di serotonina a livello cerebrale, (1) come invece si sentono di solito dire le persone quando si rivolgono allo psichiatra.

Altre ricerche e pubblicazioni avevano già evidenziato la mancanza di una correlazione tra i livelli dei neurotrasmettitori e i vari disturbi psichici (2).

La novità di questa ricerca è che analizza contemporaneamente le diverse aree di ricerca che legano la serotonina alla depressione. In tutte le aree non è stata osservata alcuna correlazione tra i livelli del neurotrasmettitore e la depressione.

Perché è importante questa ricerca?

I disturbi psichici, secondo il modello Bio-medico, sono stati presentati come disturbi legati a squilibri chimici del cervello e quindi come disturbi di origine organica, con probabile trasmissione genetica. (2)

La teoria è stata formulata negli anni ’60 osservando il meccanismo d’azione delle varie classi di psicofarmaci, così ad es.:

  • sapendo che gli antidepressivi funzionano aumentando i livelli di serotonina si è ipotizzato che la depressione fosse causata da una sua carenza;
  • sapendo che gli antipsicotici agiscono antagonizzando la dopamina, si è ipotizzato che le psicosi fossero causate da un suo eccesso.
  • il contrario è stato ipotizzato per l’ADHD (sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività), per la quale, sapendo che i farmaci utilizzati agiscono aumentando la concentrazione di questo neurotrasmettitore nello spazio sinaptico, si è ipotizzato che fosse causata da livelli troppo bassi di dopamina.

La dimostrazione che la depressione non è legata ai livelli di serotonina è importante perché ci permette di esaminare l’ipotesi organicista sulle cause dei disturbi psichici e rifiutarla su basi scientifiche.  D’altra parte, non sono mai stati osservati e tantomeno dimostrati squilibri chimici per alcuna manifestazione della sofferenza psichica.

Perché è importante il riferimento a un modello dei disturbi psichici?

L’individuazione dell’origine di un disturbo psichico è importante perché determina il tipo di percorso terapeutico da intraprendere. I principali modelli nel campo della salute mentale sono due: il modello Bio-medico od organicista e il modello Psico-sociale. Le implicazioni nell’adottare l’uno o l’altro sono le seguenti:

  • Modello Bio-medico od organicista: se si pensa che i disturbi psichici dipendano da una malattia del cervello, da uno “squilibrio chimico”, si useranno gli psicofarmaci come “cura” per ripristinare l’equilibrio e riportare il sistema nervoso alla “normalità”.

Un esempio di questo modello può essere immaginato come l’insulina per il diabete (3)

  • Modello Psico-sociale: se si pensa che i disturbi psichici siano la manifestazione di una sofferenza psichica determinata da relazioni disfunzionali, che hanno determinato violenza, abbandono, sentimenti di umiliazione, dolore, distruzione di sogni autorealizzazione o altro, allora il percorso da intraprendere sarà diverso, psicologico, con interventi, quando richiesti, sugli aspetti ambientali, culturali e spirituali che purtroppo vengono spesso trascurati.

Gli psicofarmaci, in questo caso, servono per lenire la sofferenza psichica, ma non possono essere considerati sostanze che attaccano le basi e le origini della sofferenza stessa.

Il loro effetto può essere paragonato all’uso dell’alcol per il trattamento della fobia sociale (3). Un bicchiere di vino è disinibente e facilita le relazioni sociali, ma non si può certo dire che la fobia sociale sia dovuta a una carenza di alcol nel cervello!

Se la depressione e i disturbi psichici non sono dovuti a scompensi del cervello, da che cosa dipendono?

Sono molte le ricerche che dimostrano la validità del modello Psico-sociale, per il quale i disturbi psichici sarebbero legati al vissuto della persona, alle relazioni con le persone significative come i genitori e la famiglia allargata, le condizioni sociali e culturali. (4)

La dimostrazione della sua validità è che una buona psicoterapia e interventi psicosociali come interventi su problemi di alloggio, il reinserimento nel mondo lavorativo e sociale, aiutano a superare i sintomi della sofferenza psichica. Sempre nella sfera sociale, l’allontanamento dalle situazioni che provocano la sofferenza, dalle relazioni tossiche, la ricerca di strategie che danno benessere come i percorsi spirituali, la meditazione, aiutano enormemente a ritrovare un equilibrio psicologico, indipendentemente dalle diagnosi.

Perché i servizi di salute mentale offrono quasi esclusivamente il trattamento farmacologico e non la psicoterapia?

Il modello Bio-medico è stato promosso, nonostante la completa mancanza di evidenze scientifiche, dalle case farmaceutiche allo scopo di aumentare le vendite degli psicofarmaci. D’altra parte, la professione psichiatrica a livello mondiale ha accolto con entusiasmo questo modello, perché in questo modo anche gli psichiatri, al pari dei medici delle altre branche della medicina, avrebbero avuto i loro farmaci per “curare” i pazienti.

Per questo, le persone che attraversano un periodo di crisi e si rivolgono alla professione psichiatrica  si sentono dire che il loro cervello avrebbe poca serotonina, troppa o troppo poca dopamina e così via.

È corretto adottare   Il modello bio-medico nella cura del disagio emotivo?

L’adozione del modello Bio-medico, presenta diversi importanti problemi, tra cui:

  • L’uso degli psicofarmaci tratta esclusivamente i sintomi della sofferenza psichica, ma senza risolvere i problemi di fondo.
  • Gli psicofarmaci causano  tolleranza e assuefazione, che significa che bisogna aumentare le dosi per avere l’effetto desiderato, o cambiare farmaco e non si possono sospendere di colpo se si vuole  evitare una crisi di astinenza potenzialmente pericolosa.
  • Il trattamento a lungo termine può cronicizzare i sintomi, a volte fino alla perdita di autonomia, e può far emergere altri disturbi come effetti collaterali
  • Difficoltà di sospendere il trattamento, dovuta al fatto che, causando assuefazione, richiedono un delicato processo di riduzione, su cui gli psichiatri non sono ancora informati e preparati per condurlo in sicurezza.
  • Come già detto, ma vale la pena di ripeterlo, l’idea che il farmaco “curi la malattia mentale” allontana dalle reali cause della sofferenza psichica e quindi dalle possibili soluzioni, come una buona psicoterapia.

Questo, tuttavia, non significa che gli psicofarmaci non possano essere usati, ma che l’uso dovrebbe essere limitato nel tempo per controllare i sintomi acuti della sofferenza psichica, per poi sospenderli in modo lento e graduale, sotto il controllo di un medico esperto, affiancato da una buona psicoterapia.

Cambiamento di paradigma – passaggio da modello Bio-medico a quello Psicosociale

Per cambiare e migliore gli attuali precari servizi di salute mentale occorre un cambiamento di paradigma e quindi il passaggio dal modello Bio-medico a quello Psico-sociale, un tema su cui si discute molto. Ma questo richiederebbe di rendere la psicoterapia nei centri di salute mentale accessibili a tutti, avvalendosi di bravi professionisti, attualmente usufruibili quasi unicamente dalle famiglie abbienti che possono rivolgersi al privato.

La psicologia e la psicoterapia non dovrebbero più essere viste come le ancelle della psichiatria, ma dovrebbero uscire dal cono d’ombra ed assumere un ruolo prevalente.

Il passaggio al modello Psico-sociale, con l’offerta di psicoterapia e di interventi psicosociali, permetterebbe agli individui di riprendersi più adeguatamente dopo un periodo di crisi, costituendo anche un risparmio notevole per il servizio sanitario e la società.

Permetterebbe infatti di risparmiare i costi esorbitanti degli psicofarmaci a vita, le pensioni di invalidità erogate per la cronicizzazione dei disturbi, i costi sociali dovuti alla perdita delle capacità lavorative degli individui affetti da disturbi psichici, i costi per l’assistenza delle persone nei vari centri di salute mentale, giornalieri e a tempo pieno e altro ancora.

Ma permetterebbe soprattutto alle persone di riprendere in mano la loro vita, i loro affetti, il loro lavoro e i loro hobby, risparmiando così soprattutto tanta sofferenza umana.

 

Bibliografia

(1) Moncrieff et al. The serotonin theory of depression: a systematic umbrella review of the evidence. Mol Psychiatry (Jul 2022)

DOI: 10.1038/s41380-022-01661-0

(2) L. Guerra. Teoria degli squilibri chimici del cervello, cronicizzazione dei disturbi mentali e recovery. Mad in Italy (Jun

https://mad-in-italy.com/2019/06/teoria-degli-squilibri-chimici-del-cervello-cronicizzazione-dei-disturbi-mentali-e-recovery/
(3) L. Guerra. Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici. Mad in Italy (Dec 2020)

https://mad-in-italy.com/2020/12/le-pillole-piu-a…joanna-moncrieff/

(4) Miriam Gandolfi Martinelli. Riflessioni sulle origini della sofferenza psichica – II conferenza della dr.ssa Miriam Gandolfi Martinelli. Video-conferenza, Venerdì 8 aprile alle ore 17.00

https://mad-in-italy.com/2022/04/le-origini-della…dolfi-martinelli/

 

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".