Gli antipsicotici sono utili? – di Joanna Moncrieff

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Gli antipsicotici sono utili?

Joanna Moncrieff spiega che l’effetto dei farmaci antipsicotici è aspecifico e non mirato ai pensieri definiti in termini psichiatrici “psicotici”.

Gli antipsicotici inducono un appiattimento emotivo che può essere utile ad attenuare la sofferenza emotiva che scatena i sintomi “psicotici”, ma allo stesso tempo sopprimono anche i sentimenti e le emozioni positive, togliendo la motivazione, l’interesse e il piacere delle cose.

Il loro uso potrebbe quindi essere utile nel breve periodo, ma a lungo termine è associato a un peggioramento della “psicosi” e dello stato di salute generale.

Per questo, se non evitabili, l’uso dovrebbe essere limitato al controllo dei sintomi acuti e poi dovrebbero essere sospesi in sicurezza, sotto il controllo medico esperto, lentamente e gradualmente, per lasciare spazio agli interventi psicosociali mirati ad affrontare le cause della sofferenza psichica alla base dei sintomi psichici.

Dal libro Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici

di Joanna Moncrieff

traduzione del libro di Laura Guerra

L’assunzione di farmaci antipsicotici produce uno stato di sedazione, letargia, appiattimento delle risposte emotive, indifferenza e stati di alterazione del funzionamento mentale a volte accompagnati, a seconda del farmaco in qualche misura, da una spiacevole agitazione nota come acatisia….

… Il rallentamento fisico e mentale indotto dai farmaci riduce l’agitazione e aiuta a calmare le persone che sono molto agitate, a causa delle voci che sentono nella loro testa o di altri fenomeni mentali inquietanti.

L’annebbiamento mentale prodotto dai farmaci può anche ridurre l’intensità dei sintomi psicotici, ma ciò che li contraddistingue dalla maggior parte delle altre sostanze sedative e psicoattive è la capacità distintiva dei farmaci di smorzare le risposte emotive.

L’appiattimento emotivo e la perdita di interesse e di motivazione che i farmaci producono possono ridurre la preoccupazione delle persone per le idee e le esperienze intrusive e quindi anche l’agitazione, l’ansia o l’aggressività che tali esperienze possono provocare.

I fenomeni psicotici sembrano svanire nel nulla, non richiedono più così tanta attenzione e i livelli di disagio possono diminuire notevolmente.

Con il trattamento farmacologico le persone sono in grado di ignorare i loro sintomi psicotici e, sebbene ne parlino ancora quando gli viene chiesto, i sintomi non sembrano più essere in primo piano nel loro pensiero.

A volte le idee e le esperienze alterate possono scomparire del tutto, poiché le persone semplicemente perdono interesse per esse….

La Moncrieff continua spiegando che l’uso a lungo termine dei farmaci antipsicotici è associato a un esito peggiore dei sintomi e dello stato di salute.

“In che modo gli antipsicotici influenzino negativamente la prospettiva delle condizioni psicotiche, se effettivamente lo fanno, rimane incerto ma, come abbiamo visto, è stato proposto che potrebbero rendere il cervello più vulnerabile alle psicosi inducendo cambiamenti nei recettori della dopamina e in altri sistemi di neurotrasmettitori, come nell’idea di “psicosi da supersensibilità”.

Note sull’autrice del libro Le pillole più amare. La storia inquitente dei farmaci antipsicotici

La Dr.ssa Joanna Moncrieff è docente presso la University College di Londra. È una delle fondatrici e co-presidentessa della Critical Psychiatry Network. Ha scritto tre libri: The Bitterest Pills qui tradotto e presentato come Le pillole più amare, The Myth of the Chemical Cure e A Straight Talking Introduction to Psychiatric Drugs.

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie". Recentemente ha tradotto il libro di Joanna Moncrieff "Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici".