Ministero della salute: indicazioni emergenziali COVID-19 per il trattamento di Persone con “disturbi mentali”. Diritto di informazione. Dovere di responsabilità.

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Miriam Gandolfi

Formatrice all'interno di Officina del Pensiero.
Laureata in Psicologia presso l'Università di Padova ha poi effettutato la formazione in Psicoterapia Sistemica a Milano.
Psicoterapeuta, didatta della Società Italiana di Ricerca e Terapia Sistemica (S.I.R.T.S.) e docente presso la Scuola di Specializzazione E.I.S.T. di Milano.
E' stata il primo Presidente dell'Ordine degli Psicologi delle Provincia di Bolzano, Professore a contratto del corso per Assistenti Sociali dell'Università Cà Foscari di Venezia. Dal 1976 al 1992 ha lavorato presso il Servizio Specialistico Riabilitativo ed il Reparto Pediatrico dell' U.S.L. Centro-Sud di Bolzano.
Attualmente è co-titolare del Centro di Psicologia della Comunicazione, sia presso la sede di Bolzano che quella di Trento, dove attualmente coordina una ricerca sui bambini autistici e le loro famiglie. Oltre a svolgere il lavoro come psicologa-Psicoterapeuta libera professionista, svolge attività formative e di supervisione presso strutture pubbliche e private sia sul territorio Provinciale (BZ) che Nazionale.

 

Della Dr.ssa Miriam Gandolfi

Ho chiesto ospitalità a Mad in Italy per ottemperare (obbedire)  alla raccomandazione ministeriale di dare la massima diffusione al documento emanato dal Ministero della Salute in data 23/04/20. (CIRCOLARE MINISTERIALE Covid-19 Salute mentale) (1)

Sento tuttavia la responsabilità di accompagnare la lettura, che qualche volenteroso volesse affrontare delle 36 pagine del documento, con alcune riflessioni e perplessità, impossibili da ignorare.

 

Premessa – Prima un po’ di ginnastica mentale.

In piazza Tribunale, a Bolzano, sul grande timpano di un edificio in stile razionalista (ex Ufficio delle Finanze) campeggia un imponente basso rilievo che rappresenta Mussolini a cavallo e tutta la simbologia della narrazione retorica di epoca fascista. Questo nervo scoperto e sempre dolente della convivenza tra i tre gruppi etnico/linguistici, tedesco, italiano, ladino, è stato velato, nel 2017 con una scritta trilingue, nella speranza che il nervo dolesse e reagisse un po’ meno.

degnu n’a l dert de ulghe’ kein Mensch hat das Recht zu gehorchen- nessuno ha il diritto di obbedire -” (bassorilievomonumentale-bolzano.com, monumentalrelife-bozen.com)

La citazione è tratta da un’intervista rilasciata nel 1964 da Hannah Arendt al giornalista Joachim Fest a proposito del suo profondissimo e illuminante libro La banalità del male (2).  Questo libro in cui si narra in dettaglio il processo a Otto Adolf Eichmann (l’ufficiale incaricato dell’attuazione della soluzione finale/ sterminio delle Popolazioni, Etnie, Individui  imperfetti o ingombranti), non è sconvolgente per la crudezza della descrizione dei metodi utilizzati per portare a compimento il compito assegnatogli. Quelli erano già noti, ma per il disvelarsi delle forme di pensiero e di prassi organizzative che resero possibile quello scempio.

La banalità e la banalizzazione del pensiero sono dunque  l’oggetto dell’analisi impietosa e documentata con precisione che non riguarda solo i cattivi di turno, ma tutto il contesto politico e culturale dell’epoca. Anche dei “buoni”. Questo valse allora alla Arendt, ebrea, profuga in America, impegnata nel far fuggire Ebrei all’estero e considerata una delle più importanti intellettuali del ‘900, attivista nella difesa dei diritti umani, l’accusa di antisemitismo. Il suo libro, uscito nel 1963, dopo la seconda edizione del 1964, e l’ intervista del novembre di quell’anno, sparì dalla circolazione e venne rieditato solo 27 anni dopo. Probabilmente nella speranza che ormai, pensando che vi si trattasse “solo” lo sterminio degli Ebrei, pochi lo avrebbero letto.

Bene, quella frase, apparentemente paradossale, “nessuno ha il diritto di obbedire” è invece più attuale che mai, perché non è un invito all’anarchia, bensì un invito a pensare attivamente, a comprendere ciò che ci viene chiesto e ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

Perché la Arendt usa il termine “banalità”? Sembra quasi incomprensibilmente soft.

Il fisico Heinz von Foerster, austriaco fuggito in America per sottrarsi  alle persecuzioni razziali, (ma quanti cervelli si è persa l’Europa!), coniò il termine  “macchina banale”, per indicare sistemi di funzionamento totalmente prevedibili, non in grado di utilizzare in modo autonomo e creativo le informazioni del contesto  e non in grado di interrogarsi su utilità, senso e conseguenze del proprio comportamento. L’opposto delle macchine banali sono le macchine complesse. Tutti gli esseri viventi sono considerati  macchine non banali, perché appunto dotate sempre di un certo grado di imprevedibilità. Persino una formica o una termite sono più complesse di una macchina banale.

Che dire poi del COVID-19? Veniamo informati giornalmente che non sappiamo come prenderlo, perché, come tutti i corona virus cambia continuamente.

Bene, il lettore mi perdonerà questa lunga premessa, ma se vorrà affrontare le 36 pagine redatte dai funzionari del Ministero della Sanità e pubblicate con l’autorizzazione del Ministro, penso potrà trovarci un senso se ne terrà conto.

 

Sintetizzo i motivi principali di disappunto.

1) Pagina 3 paragrafo 4 e pagina 1 dell’allegato 1:

” Le persone con disturbi psichiatrici sono, generalmente, più suscettibili alle infezioni per diversi motivi nel caso del COVID- 19 potrebbero essere più a rischio di contrarre forme gravi”.

A questa premessa, che lascia presagire una legittima necessità di isolamento,  priva di ogni ulteriore spiegazione, documentazione o, come si ama dire, di evidenza scientifica, segue:

2)“Tale popolazione già presenta un elevato rischio di mortalità: la speranza di vita è ridotta rispetto alla popolazione generale di 15-20 anni”. In questo caso un’evidenza scientifica ci sarebbe, ma si omette di precisare che si riferisce al troppo precoce, prolungato e mal calibrato uso degli psicofarmaci (3-4-5)

3) A queste due affermazioni, le uniche specifiche sui malati alla cui tutela la circolare dovrebbe riferirsi, seguono 33 pagine di assolute banalità. Comportamenti  già usati e condivisi da tempo anche dai comuni cittadini. La percezione che se ne ottiene è che chi l’ha redatto non abbia la minima idea di chi siano e come vivano né i pazienti, né i loro familiari, né gli operatori che se ne occupano seriamente.

A questo punto la cosa più grave è il contagio di pensiero banale a cui gli operatori sono esposti. Se davvero ci voleva questa circolare per dire loro come lavorare, vorrebbe dire che sono tutti delle macchine banali, cioè dei piccoli Eichmann.

Dunque qual’è lo scopo di questo documento, costato sudore a chi l’ha pensato e redatto e denaro ai contribuenti?

Diffondere il contagio dell’ignoranza e delle banalità (informazioni prive di informazione) su chi siano le Persone che vengono etichettate come “affette da disturbi mentali”. Ma coerentemente con la banalità, senza nemmeno rendersene conto.

Meraviglia anche che alcuni operatori abbiamo potuto accettare che si possa far fronte al problema, nel modo indicato nel testo istitutivo del numero verde per l’emergenza psicologica. Un altro concentrato di banalità.

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=84572

Naturalmente tutti: Ministero, lunghissima lista delle società/associazioni sanitarie coinvolte, operatori, potranno dire “noi ci siamo attenuti a quanto deciso da qualcuno… (altro)”

Esiste un vaccino contro il virus della banalità? 

Pensare e accogliere il dovere della responsabilità.

Auguro buona lettura!

 

Bibliografia

1) Circolare Ministeriale Covid e DSM. Ministero della Salute 23/4/2020

2) H. Arendt. La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Feltrinelli 2013

3) Robert Whitaker. Indagine su un’epidemia. Fioriti Editore 2013

 

 

Dr. Miriam Gandolfi

Psicologa psicoterapeuta

Bolzano/Trento

www.officinadelpensiero.eu

0471/261719

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Formatrice all'interno di Officina del Pensiero. Laureata in Psicologia presso l'Università di Padova ha poi effettutato la formazione in Psicoterapia Sistemica a Milano. Psicoterapeuta, didatta della Società Italiana di Ricerca e Terapia Sistemica (S.I.R.T.S.) e docente presso la Scuola di Specializzazione E.I.S.T. di Milano. E' stata il primo Presidente dell'Ordine degli Psicologi delle Provincia di Bolzano, Professore a contratto del corso per Assistenti Sociali dell'Università Cà Foscari di Venezia. Dal 1976 al 1992 ha lavorato presso il Servizio Specialistico Riabilitativo ed il Reparto Pediatrico dell' U.S.L. Centro-Sud di Bolzano. Attualmente è co-titolare del Centro di Psicologia della Comunicazione, sia presso la sede di Bolzano che quella di Trento, dove attualmente coordina una ricerca sui bambini autistici e le loro famiglie. Oltre a svolgere il lavoro come psicologa-Psicoterapeuta libera professionista, svolge attività formative e di supervisione presso strutture pubbliche e private sia sul territorio Provinciale (BZ) che Nazionale.