Gli esperti denunciano un uso pericoloso degli antipsicotici nei bambini

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Laura Guerra

Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile.
Recentemente ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie".

Traduzione dell’articolo di Justin Kurter pubblicato su Mad in America in data 13 gennaio 2016:

Experts Decry Dangerous Use of Antipsychotics in Children

In un articolo pubblicato per PSYCHIATRIC SERVICES, gli psichiatri della Dartmouth University danno l’allarme sul numero crescente di bambini ai quali vengono prescritti i pericolosi psicofarmaci antipsicotici.

Nonostante il fatto che “non esistono” dati sulla sicurezza di impiego a lungo termine di questi farmaci in questa popolazione vulnerabile, il tasso di bambini e adolescenti ai quali vengono prescritti i farmaci antipsicotici ha continuato ad aumentare nel corso degli ultimi quindici anni.

“Il nocciolo della questione è questo: negli Stati Uniti ai bambini vengono sempre più prescritti farmaci antipsicotici nonostante i potenziali gravi effetti collaterali sia a breve che a lungo termine”, scrivono gli autori “anche se sono disponibili altri interventi efficaci e più sicuri.”

Nonostante vi sia una mancanza di ricerca di qualità per l’uso degli antipsicotici nei bambini, gli studi esistenti rivelano che gli effetti collaterali come il rapido aumento di peso e gli effetti ormonali negativi sono più estremi nei bambini.

Altri effetti indesiderati gravi comprendono svenimento, sedazione, problemi gastrointestinali, sindrome metabolica, ipertensione, sviluppo anormale del seno e disturbi del movimento, anche potenzialmente irreversibili, come il disturbo di Parkinson, l’acatisia (irrequietezza) e la discinesia tardiva.

A causa della scarsa ricerca, gli effetti a lungo termine nei bambini non sono noti, ma l’uso di antipsicotici è comunque stato collegato a obesità, diabete, malattie cardiache, ridotto funzionamento sociale e “neurotossicità progressista” nei giovani adulti.

“Dovremmo essere preoccupati per l’uso eccessivo di antipsicotici per molte ragioni. I bambini sono intrinsecamente vulnerabili perché i loro cervello e il corpo si stanno ancora sviluppando e possono essere alterati in modo permanente da questi potenti farmaci.”

Mentre la FDA ha approvato i farmaci antipsicotici per i bambini che sono stati diagnosticati con schizofrenia, disturbo bipolare e “problemi di comportamento gravi associati con l’autismo”, gli autori dello studio sottolineano che la maggior parte degli studi randomizzati controllati per questi usi sono stati “brevi e molti sono stati sponsorizzati dall’industria farmaceutica.”

Nonostante ciò, la maggior parte delle prescrizioni di antipsicotici nei bambini sono “off-label”, nel senso che sono prescritti in assenza di una diagnosi per la quale sono stati approvati.

Recenti analisi mostrano che le diagnosi più comuni per un bambino al quale è stato prescritto un farmaco antipsicotico è l’ADHD e “i bambini più vulnerabili – quelli in affidamento, quelli coinvolti nel sistema della giustizia minorile e negli istituti – hanno una maggiore probabilità di ricevere antipsicotici.”

“I loro comportamenti disturbati o problematici sono spesso legati ad una genitorialità problematica e ad un ambiente particolarmente stressante e sono questi gli aspetti che meriterebbero un’attenzione primaria.

Gli adulti possono essere motivati dal desiderio di ottenere il controllo del comportamento in modo rapido, piuttosto che per favorire la crescita e lo sviluppo dei i bambini a lungo termine”.
Gli autori sottolineano inoltre che gli interventi psicosociali e le diverse forme di psicoterapia hanno dimostrato di essere alternative efficaci.

“Sulla base delle evidenze disponibili” aggiungono “un gruppo di lavoro della American Academy of Child and Adolescent Psychiatry ha raccomandato interventi psicosociali piuttosto che interventi farmacologici come trattamento di prima linea per i bambini con comportamenti aggressivi.”

L’articolo presenta cinque raccomandazioni per diminuire l’uso di antipsicotici.

In primo luogo, la cura preventiva può essere indirizzata verso i problemi socio-ambientali.
I ricercatori notano che in altri paesi ricchi si prevedono prolungati periodi di congedo materno e di supporto familiare e i bambini che ricevono antipsicotici “spesso provengono da situazioni di disgregazione familiare, negligenza, traumi, abusi, cambiamenti nella genitorialità e tutela, povertà, esposizione ambientale a tossine e altri fattori di stress.”

In secondo luogo, essi sottolineano la necessità di rendere i professionisti che lavorano nel campo della salute mentale più consapevoli delle terapie e degli interventi basati sull’evidenza che sono più sicuri e di renderli coscienti degli effetti pericolosi degli antipsicotici nei bambini.

In terzo luogo, devono essere effettuati cambiamenti nelle linee guida cliniche e ulteriori misure dovrebbero essere prese per aumentare la compliance di queste linee guida.

In quarto luogo i ricercatori suggeriscono un processo decisionale condiviso. I medici, i pazienti e i genitori avrebbero bisogno di una migliore informazione sui antipsicotici e dovrebbero essere coinvolti sulla decisione di opportuni metodi di trattamento.

Infine, i programmi di istruzione dovrebbero essere intrapresi per raggiungere le istituzioni e i consulenti che si occupano di sostegno e del supporto dei bambini esposti.

“Gli operatori sanitari, i ricercatori , le famiglie e i tutori legali devono proteggere i bambini. I medici hanno l’obbligo morale di fornire terapie, ma anche di non nuocere”.

 

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Laura Guerra è laureata in Scienze Biologiche e ha conseguito il dottorato di ricerca in Farmacologia all'Università di Ferrara. Si interessa dei trattamenti psicofarmacologici nel contesto psicosociale del disagio emotivo. Pone particolare attenzione ai problemi dell'eta giovanile e infantile. Recentemente ha tradotto il libro di Peter Breggin "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie".