Goodbye Schizophrenia

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Goodbye Schizophrenia 

di Angelo Raneri

Pubblico la mia storia riguardante la mia esperienza sulla schizofrenia, e di come ne sono uscito, attraversando un turbine complesso che mi ha riportato lentamente alla “normalità”

Se il concetto di “schizofrenia” resta ancora un mistero, non si può negare quanto sia difficile convivere con essa, non tanto per la malattia in sé, ma per come tutti ti guardino con occhi diversi una volta che hai un palese episodio psicotico.
La gente nella norma tende a lasciarti da solo, e persino quelli che credevi fossero tuoi amici, scompaiono, lasciandoti addosso lo stigma di “folle” una volta che sei rinsavito.
Ma cos’è la follia, se non un estremo tentativo di fuggire da una realtà profondamente folle, per abbracciarne una altrettanto alienante?
Forse mi sbaglio, ma ritengo di essere fuggito nella follia, non perché affetto da una malattia, ma come estremo tentativo per difendermi da una società che non mi accettava sin da prima che impazzissi. Provengo da una famiglia altamente disfunzionale, dove la mancanza di cure e affetto erano la norma, per non parlare dei veri e propri abusi fisici, verbali, e psicologici a cui ero esposto.
Ogni mia forma di espressività era vietata, ogni mio pensiero censurato, il mio essere “radicale” malvisto e persino scoraggiato. Ero il rivoluzionario di casa, la pecora nera, il ribelle, e poi a scuola il buffone alle elementari, l’introverso alle medie, e quello con la voglia di rivalsa alle superiori.
Già, alle superiori vissi per due anni un periodo estremamente bello, in cui mi sentivo realizzato, ma non durò molto. Quello che avevo dentro lentamente si accese come una miccia, ed entrai in depressione all’età di sedici anni.
Derealizzazione, depersonalizzazione, stanchezza, difficoltà di concentrazione, per poi crollare nel giro di qualche anno in una psicosi, e infine in una diagnosi di “schizofrenia paranoide cronica”.
Già, “schizofrenia paranoide cronica”, ancora prima che si delineasse un quadro effettivamente cronico, segnato con una diagnosi aberrante e senza speranza.
Sono fortunato, forse, ad avere mia madre che non mi ha mai lasciato solo, che non mi ha mandato in comunità, che ha cercato i migliori medici per me, che mi ha sempre fatto uscire dagli ospedali.
Le ho riservato tanto odio, ma non è lei la vera “colpevole” di quello che mi è successo, non addosso colpe a nessuno, ognuno ha avuto le sue responsabilità per quello che mi è successo, me compreso.
Ora, nonostante la diagnosi sto bene, sono forse un po’ depresso, ma nulla di insopportabile in confronto all’agonia che ho dovuto subire per la “schizofrenia” e le “cure”, che comunque possono essere d’aiuto per qualcuno.
Quello che ho vissuto non si può cancellare, ma sono guarito da nemmeno un anno, e uso la parola guarito perché è quello che è successo, anche se c’è chi dice che dalla schizofrenia non si guarisce.
Mi manca la spensieratezza d’un tempo ormai andato, ma credo che col tempo rimarranno solo cicatrici su queste ferite che ancora fanno male. Ho anche giorni molto belli, dove sono pieno di energie e di voglia di fare, ma mi manca ancora molto per considerarmi realmente felice, ma alla felicità non ci si arriva facilmente, per cui ho intenzione di intraprendere la mia strada per raggiungerla.
Dopo tanto tempo speso tra farmaci, lager e sofferenza, è giunta l’ora per la mia seconda rivalsa, senza malattie e senza sofferenza, perché in fondo me lo merito come tutti.
Spero solo che si aggiustino quelle cose nella mia vita che ora non vanno, perché questa società ha paura della follia, ma dovrebbe imparare ad accettarla come fenomeno umano determinato da situazioni estreme, e non come qualcosa di pericoloso.
Speranzoso per il futuro, lascio che la mia testimonianza resti scolpita per chi ora crede che non ci sia alcuna soluzione per la sua problematica. Dalla schizofrenia si può uscire, non so come abbia fatto io, ma adesso sto bene, ho solo il trauma scaturito da anni di isolamento sociale, soprusi e malattia.
Ora sono finalmente libero, libero da una condizione che mi ha tenuto soggiogato per anni. Tutto ciò che posso dire è: Goodbye Schizophrenia.